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Venti anni fa
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ARGOMENTO: Venti anni fa
#78701
Venti anni fa 5 Anni, 6 Mesi fa  
Il 2018 è l'anniversario della produzione dei miei primi video e per me è inevitabile fare un confronto tra la situazione di allora e quella attuale.
E' un tracollo nella presenza del pesce lungo le nostre coste con variazioni legate a situazioni particolari, come ad esempio coste poco accessibili dalla pesca subacquea per la presenza di venti dominanti che rendono impossibile praticare molte forme di prelievo.

E' sempre complicato fare un'analisi delle possibili cause di questa situazione: oltre al prelievo umano sono in atto cambiamenti climatici che determinano il successo evolutivo di una specie piuttosto che un'altra.
Tralascio per ora i cambiamenti legati alle caratteristiche ambientali per analizzare quelle che , a mio parere, possono essere le cause dovute al prelievo dell'uomo.

La FAO, da tempo, ha individuato nella pesca professionale la prima e determinante causa dell'impoverimento degli stock ittici: per dare delle statistiche questo prelievo supera abbondantemente il 90 % di quello complessivo imputabile all'uomo.

Prima dell'industrializzazione il <pescato> era limitato al consumo personale o, per il professionista, contenuto all'alimentazione di una piccola popolazione costiera (leggete il mio vecchio articolo sulla storia della pesca al merluzzo). L'incidenza sugli stock era molto ridotto , quasi insignificante rispetto alle potenzialità rigeneratrici della fauna ittica. Le tecniche di conservazione del pesce e i trasporti veloci hanno accelerato e ingrandito le quantità sottratte al mare e, nella logica del capitalismo, spinto allo sfruttamento massiccio di una ricchezza alimentare che è certamente rigenerabile, ma solo se la specie bersaglio non scende al di sotto della soglia minima di riproduzione. E' inutile dire che per molte specie questa soglia è già stata raggiunta da tempo e gli imprenditori della pesca sono dovuti passare a tecniche di allevamento per un animale che ha valori organolettici altissimi per l'uomo!

Al riguardo voglio rimarcare come gli <scienziati del mare>: i biologi marini e gli ipocriti ambientalisti, in questi ultimi venti anni hanno criminalizzato la forma di prelievo meno significativa, quella della pesca subacquea, difendendo in molti casi la pesca professionale (come nel caso della trasmissione televisiva <Linea Blu>). Divisione prettamente ideologica da <servi dei padroni>: ci sono i killer del mare, i pescatori subacquei e i poeti del prelievo ittico dipinti come operatori di un lavoro duro pieno di sacrifici e di povertà (leggete il mio articolo <Intervista a un rais siciliano>).

In definitiva, i pescatori subacquei da effettivi pionieri di una tecnologia subacquea, apripista in un modo sconosciuto dove anche il comportamento fisiologico del corpo umano era ignorato sono diventati dei killer dipinti nei libri di Biologia marina come gli sterminatori della cernia bruna ( che a dire il vero è in ottima salute e conta decine di avvistamenti nel basso fondo degli stadi giovanili ad ogni immersione di un volenteroso che volesse sfatare la maldicenza).

Queste considerazioni tuttavia riguardavano anche la realtà di venti anni fa quando venivano istituiti parchi marini e AMP lungo tutte le coste italiane all'insegna della tutela ambientale che però non ha dato i suoi frutti! Oggi la situazione stock ittici è drammatica a dimostrazione che la sola istituzione di zone protette non è stata sufficiente, come ho scritto altre volte, è solo fumo negli occhi per i cittadini sensibili ai problemi ambientali.
Non si ripopolano i mari con le zone protette, servono iniziative significative nel contenere il prelievo professionale, ma chi se la sente di affrontare le associazioni di tali pescatori? E' di qualche anno fa la richiesta di un amministratore targato PD di tassare la pesca subacquea per finanziare le associazioni della pesca professionale che si trovano danneggiati da un prelievo dei dilettanti della pesca. Come se i pesci fossero un patrimonio esclusivo di chi della pesca ne fa una professione!
Strisciante c'è la considerazione che fanno le <Istituzioni> e certi politici: il dilettante sottrae risorse per divertimento e non paga alcuna tassa. Per questi politici, abbiamo diritto a pescare e mangiare pesce se paghiamo i balzelli. Su questa realtà, l'alienazione <marcusiana> raggiunge la sua massima espressione: abbiamo perso il diritto a procurarci il cibo con le nostre mani, dobbiamo passare attraverso la catena commerciale del sistema consumistico.

Dopo questa premessa, le cause che ho individuato:

- Troppi delfini. Questo mammifero non ha nemici naturali (tutelato dalle leggi dello Stato) il suo numero è in aumento mentre le sue prede sono in netto calo, sottratte dal prelievo della pesca professionale. Mentre un tempo cacciavano al largo i banchi di acciughe, sardine ora sempre più spesso si spingono sotto costa dove insidiano i cefali le salpe e gli altri pesci dei bassi fondali. Si introducono addirittura nei porti. Qualche anno fa nel porto di Santa Teresa un centinaio di persone affacciate sul porto hanno seguito le evoluzioni di una coppia di delfini in caccia che a un certo punto si è messa a giocare con un sacchetto di plastica: si divertivano a lanciarlo in aria. Un gioco o il tentativo di verificare se all'interno si celavano dei rifiuti ? Di recente, a porto Ottiolu è stata vista una femmina col suo piccolo che tra le barche all'ormeggio riceveva la lezione di come si predano i cefali stringendoli contro le murate del porto. Gianfranco , proprietario del cantiere nautico locale mi ha riferito che quando i pescatori avvistano i delfini al largo del porto si avvisano a vicenda e non escono neppure a calare le reti o a esercitare altri tipi di pesca: la presenza di delfini allontana qualunque tipo di pinnuto o lo fa rifugiare in tane profonde dove trovano scampo. Dal nostro punto di vista l'avvistamento dei delfini , a parte l'emozione e la bellezza di questi animali, significa inefficacia assoluta della tecnica di pesca all'aspetto e all'agguato a vantaggio della pesca in tana. Insomma i concorrenti in caccia aumentano e le prede diminuiscono, come per i cormorani (sotto tutela) anche per i delfini si constata che l'uomo altera con le sue protezioni gli equilibri nelle catene alimentari e avvantaggiano una specie rispetto alle altre (il classico elefante in cristalleria). Bei tempi quando in Liguria col delfino si faceva il mosciame!
E' notizia di oggi (6/12/2018 La Nuova Sardegna) che l'assessore regionale Agricoltura e Pesca ha liberato i fondi europei per i danni procurati dai delfini alla piccola pesca che opera nella fascia delle 12 miglia dalla costa.




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Giorgio Dapiran
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Ultima modifica: 06/12/2018 13:10 Da Giodap.


Funzione psicologica della caccia subacquea

Occupare il proprio tempo libero nel procurarsi il cibo riavvicina l’uomo alle occupazioni esistenziali primitive che hanno determinato lo sviluppo della sua psiche.
E’ un momento di ri-appropriazione delle funzioni esistenziali primarie, di superamento dell’alienazione che caratterizza le moderne popolazioni urbanizzate
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