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Una strategia insolita di pesca dell’orata.
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ARGOMENTO: Una strategia insolita di pesca dell’orata.
#75241
Una strategia insolita di pesca dell’orata. 6 Anni, 11 Mesi fa  
Sulla pesca subacquea all’orata ho già scritto molto nei miei articoli e mostrato nei video (“Agguato all’orata dalla superficie “), due esperienze ravvicinate, però, mi stimolano a illustrare e descrivere una strategia originale e insolita che si può applicare anche ad altri sparidi.
Racconto le due situazioni:
- La prima si è verificata sulla scogliera di Capo Figari dalla parte di cala Spada, dove il fondale è poco profondo e la roccia finisce su una prateria di posidonia che più al largo, in profondità, presenta sabbia e ghiaia. Ho descritto accuratamente il fondale perché a mio avviso spiega il comportamento dell’orata che ho catturato. Su questo lato del capo la parete rocciosa scende verticalmente, ma meno profonda del tratto di costa che è rivolto a Est verso il mare aperto, dove il fondo si trova a venti metri alla base di una parete che all’esterno s’inerpica verticalmente per centinaia di metri. Luogo abitato da una comunità di mufloni che a volte scendono a livello del mare per leccare il sale nelle pozze d’acqua evaporata. In questo tratto di costa pratico di preferenza l’agguato dalla superficie fino al punto dove degli speroni rocciosi si spingono al largo delimitando delle baie di sabbia e ciottoli. In pratica la configurazione della costa quando si avvicina a Cala Spada allontanandosi dall’estremità del capo, da <mini pareti a picco> diventa basso fondo sabbioso misto a ciottoli. Terminato il tratto all’agguato in parete, in quello sabbioso stavo tagliando la baia per raggiungere l’altro promontorio dove avrei applicato una strategia insolita: la pesca all’aspetto dalla superficie. Sulle punte di questi promontori passano le <autostrade> dei pesci di passo che inseguono le rotte dei cefaletti o dei branchi di salpe, allora mi fermo a ridosso del promontorio nascosto dietro qualche sperone di roccia a osservare i pesci che mi vengono incontro. Stavo compiendo il percorso tra un promontorio e l’altro a grande velocità, quando con altrettanta fretta, un’orata, avvertita la mia presenza, stava cercando di guadagnare il largo, ma il fondale in quel punto è poco profondo e il mio corpo assomiglia molto a quello di una ricciola o di un delfino, così il pesce torna indietro verso la battigia, dove i pesci di grande mole sono in difficoltà nell’inseguire le piccole prede. Io mi adeguo alla situazione inseguendo l’orata come un suo predatore naturale chiudendola ogni volta che cerca di filarsela verso il largo passando rasente i confini rocciosi dell’insenatura. Il comportamento dell’orata è molto incerto e si capisce che non sa cosa fare, finché decide: punta verso un gruppo di scogli affioranti dove s’infrange la risacca e sparisce in una spaccatura. Era l’unico punto con delle rocce mentre la costa intorno alla spiaggia di ciottoli non offriva alcun rifugio. L’orata sa che non può competere in velocità con un grosso predatore come una ricciola per cui ha valutato che l’unica possibilità di fuga era nel basso fondo dell’insenatura, al largo inoltre il fondale non presentava alcun rifugio per centinaia di metri degradando tra praterie di posidonia e sabbia. Depotenzio il Saber shot 90 che ho armato in questo periodo di pesca nel basso fondo con il <Potenziatore tre> (un elastico motore + due molline + due elastici caricatori da 16 mm), agganciando l’archetto sulla prima pinnetta dell’asta e inizio la ricerca: dove si sarà rifugiata? Come state leggendo non disdegno la pesca occasionale in tana, soprattutto quando è la tecnica finale di una strategia d’agguato più complessa. Il gruppo roccioso presentava diverse spaccature verticali ma per esperienza so che l’orata non si sente sicura in questo tipo di <tana>, quindi guardo sotto l’unico sasso appoggiato sulla sabbia. L’esplorazione si svolge a testa in giù con le pinne che sventagliano fuori dall’acqua e non c’è molto spazio, soprattutto resta un angolo buio inesplorato! L’orata vi sarebbe rimasta al sicuro se non fosse arrivata una serie di onde prodotte più al largo da un traghetto diretto al porto di Olbia. Finalmente la risacca sposta il pesce mostrando il <testone>, ma non c’è molto spazio anche per impostare il tiro: il Saber 90 non è certo un fucile da tana! Così lottando contro la risacca, il pollice appoggiato sul grilletto, impugnatura sopra la testa, aggrappato a una sporgenza del <sasso rifugio> aspetto che l’onda faccia apparire la sagoma del pesce. Ho tempo di pensare a un ricordo lontano quando da ragazzino mi divertivo con una macchina che consentiva di tirare con un fucile a un orso che seguiva una traiettoria tra gli alberi, l’orso aveva delle fotocellule sul fianco e il fucile lanciava un raggio luminoso, ogni volta che era colpito dal raggio, si alzava in piedi emettendo una specie di ruggito, poi proseguiva il suo percorso tra gli alberi. Bisognava aspettare che scoprisse la sua fotocellula tra il folto dei tronchi per tirare! Sessanta anni dopo mi trovavo in una situazione analoga dove, però un pesce lottava per la sopravvivenza. E finalmente è apparsa l’orata: l’onda mi ha letteralmente rovesciato con le pinne contro le rocce della battigia ma ha spostato il pesce verso l’imboccatura della tana. Trapassata dall’asta ho potuto stringerla tra le mani nella bellezza dei colori di una livrea che solo i pesci selvatici possono esibire.

continua
Giodap
Giorgio Dapiran
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E’ un momento di ri-appropriazione delle funzioni esistenziali primarie, di superamento dell’alienazione che caratterizza le moderne popolazioni urbanizzate
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#75247
Re: Una strategia insolita di pesca dell’orata. 6 Anni, 11 Mesi fa  
E io attendo il seguito.......ma sono in buona compagnia BUON BLU
SABER100
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#75248
Re: Una strategia insolita di pesca dell’orata. 6 Anni, 11 Mesi fa  
Interessante come sempre !! Aspettando il continuo ...nel frattempo un caro saluto Giorgio .
lorenzo 87
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#75253
Re: Una strategia insolita di pesca dell’orata. 6 Anni, 11 Mesi fa  
Io lo so già perchè me l'ha raccontato di persona ihihihihi
giancarlo83
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#75255
Re: Una strategia insolita di pesca dell’orata. 6 Anni, 11 Mesi fa  
- La seconda situazione si è verificata su una costa più a nord, nel golfo del Pevero, dove una situazione particolare ha accentuato il comportamento insolito che ha determinato la cattura di due oratelle di sei etti. In verità quel giorno il mio carniere presentava quattro orate di piccola taglia, qualche saraghetto , un tordo marvizzo e un barracuda di due/ tre chili, niente a che vedere con i carnieri di una volta, ma l’argomento che riguarda la composizione del carniere e la sua consistenza, sarà sviluppato in un altro topic.
La particolarità cui ho fatto riferimento era un tramaglio calato a una decina di metri dalla battigia che ha accompagnato tutta la prima parte della pescata, quando, <sole alle spalle> con condizioni di mare <forza olio> ho praticato l’agguato dalla superficie. Più che il sole alle spalle, io avevo le prime luci dell’alba alle spalle, poiché ho anticipato molto l’ora delle mie battute di pesca per due motivi: rientrare presto per <lavorare>, evitare che altri pescatori peschino nello stesso tratto di costa prima di me! Dopo un’ora circa dall’ingresso in mare, un gozzo ha recuperato il tramaglio illegale, così al ritorno dopo l’agguato dalla superficie, ho potuto pescare più al largo com’è mio solito nelle battute di pesca senza il mezzo appoggio.
Nella penombra delle prime luci dell’alba, non avendo ancora scoperto il tramaglio, mi ero già accorto di un comportamento insolito dei pesci mentre <agguatavo> dalla superficie: si aggiravano nervosi in mezzo agli scogli mentre, di solito, li sorprendevo a mangiare nella parte alta della colonna d’acqua.

Il tramaglio calato a pochi metri dalla battigia è ormai molto frequente nelle nostre coste: due giorni dopo a Figarolo (un isolotto di fronte Golfo Aranci) ho trovato la stessa situazione, con un avvistamento inquietante, un cormorano impigliato e affogato era rimasto in piedi, con le zampe impigliate nella rete, immobile come una statua.

A maggio inoltrato la temperatura dell’acqua del mare si sta alzando (finalmente) e molte varietà di pesci si avvicinano alla costa per alimentarsi nell’acqua più calda (la temperatura influisce molto nel metabolismo dei pinnuti). I pescatori di superficie lo sanno e dispongono i tramagli a chiudere le insenature in pochi metri d’acqua.

Tralascio la descrizione delle catture all’agguato perché è delle prede infilate nel cavetto porta pesci al rientro che voglio scrivere: da <pelo d’acqua> infatti, ho spostato la pesca sui cinque/ dieci metri di fondale. In questo modo insidio <all’aspetto> i pesci che non ho disturbato all’andata quando ho nuotato a ridosso delle rocce in superficie. Di solito in queste situazioni, mentre ventilo a galla, osservo il circondario subacqueo: nel passato mi è capitato di avvistare delle ricciole (una volta mi sono venute incontro in superficie ed è bastata una <caduta> di pochi metri per insagolarne una), oppure, scorgere la corvina o la cernia davanti alla sua tana. Quel giorno invece si è trattato delle orate: pesci che probabilmente erano restati bloccati dal tramaglio, che una volta salpato, hanno consentito il loro spostamento sicuro verso il largo. In questo caso, ho inseguito i loro spostamenti nuotando in superficie facendo molto rumore sbattendo sull'acqua braccia e pinne: il pesce deve muoversi su un fondo non superiore ai cinque metri, altrimenti, guadagna il largo passandoci sotto. Deve vederci grossi e cattivi, allora, scantonerà tra uno scoglio e l’altro cercando di sparire nelle nicchie che offre il terreno.
Quando l’orata si ferma, assume il classico <pigiama> a strisce ed è il momento per scendere in immersione e realizzare un tiro in <caduta>. Sono tiri difficili: dall’alto verso il basso, l’orata, infatti, offre la schiena mentre allerta i suoi organi sensoriali. E’ difficile che possa vederci perché la cornea del suo occhio, nella parte dorsale, ha uno strato pigmentato più scuro, evoluto per evitare l’abbagliamento dei raggi solari che arrivano dall’alto (una specie di occhiali da sole), ma i sensori della linea laterale sono molto sensibili e possono scoprire l’onda di pressione dovuta al nostro avanzamento. L’avvicinamento in caduta perciò deve svolgersi a <foglia morta>, facendo attenzione che uscendo dalla traiettoria verticale, volendo fare un tiro di fianco, l’occhio dell’orata individuerà subito la nostra sagoma. Siamo <condannati> a tirare dall’alto verso il basso su una sagoma trasversale piccolissima!
Infatti, un pesce l’ho sbagliato piantando l’asta nella sabbia, mentre un altro ha percepito il mio avvicinamento ed è schizzato via.
Al consuntivo della pesca al rientro ho potuto aggiungere: due orate di mezzo chilo e un sarago anche lui bloccato con la stessa strategia.
Si può fare un parallelo tra questo particolare metodo di pesca e la <trainetta> o <pesca con la palletta> lasciandosi trascinare da una corta cima collegata al gommone: se vogliamo approfondire il principio, è lo stesso!
Giodap
Giorgio Dapiran
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