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Due strategie per la pesca della palamita
(3 Online) ghizab, massimog, (1) Ospite
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ARGOMENTO: Due strategie per la pesca della palamita
#78912
Due strategie per la pesca della palamita 3 Mesi fa  
Come avrete letto, in questo periodo, nell'oceano Atlantico, sto catturando diverse palamite. Mi sorprende che per gli altri pescatori subacquei del posto la cattura sia molto occasionale mentre per me sta diventando <sistematica>. Con l'aiuto di Mela, che ho letto, nell'alto Adriatico ne faceva diverse catture quando la loro presenza era abbondante, vorrei approfondire <come si pesca> questo pelagico.

Come per ogni preda bisogna conoscerne le abitudini:
Mi ricordo due passaggi nel Mediterraneo sul lato orientale della Sardegna, uno in primavera e uno in tarda estate, mentre nel mar canario dove sto pescando, è nel periodo invernale. Il pesce, molto probabilmente, d'inverno si avvicina alla costa di Tenerife per la riproduzione, infatti, è frequente la cattura di femmine con le sacche ovifere rigonfie. Nel Mediterraneo invece i due passaggi rientrano nelle migrazioni trofiche: quando le acque del Mediterraneo settentrionale si scaldano questi pesci migratori dal sud si spostano verso il nord seguendo probabilmente i banchi di sardine, loro prede preferite.
In un caso o nell'altro (oceano o mar Mediterraneo) individuato il periodo del passo si tratta di scoprire i punti di passaggio abituali.

Come per altri predatori, per lo studio delle loro abitudini bisogna risalire la catena alimentare nella quale si trovano ai vertici.

La Palamita nell'oceano segue i branchi di aringhe anch'essa specie pelagica che si nutre di copepodi planctonici (l'ho trovata spesso nelle interiora della palamita e rigurgitata al momento della cattura). Purtroppo l'aringa è parassitata da l'anisakis un nematode che può parassitare anche l'uomo, quindi è buona norma abbattere nel congelatore la carne della palamita se si vuole mangiarla in carpaccio. L'aringa è assente nel Mediterraneo per cui la palamita ha come specie bersaglio altri piccoli pesci come le boghe o le menole e naturalmente le sardine e le acciughe, quindi la ricerca dei pesci bersaglio delle palamite si sposteranno su altre prede; ma il discorso resta immutato: si risale nella catena alimentare nella quale la palamita è l'anello finale.

Che siano aringhe o sardine bisogna osservare dove si raccolgono banchi numerosi di questi pesci: nei punti di concentrazione è probabile il passaggio dei branchi di palamite, ovviamente, è una condizione necessaria ma non sufficiente! Quante volte appoggiati sul fondo siamo circondati da una fitta <mangianza> ma non arriva nessun predatore ... Altre ragioni a noi sconosciute aumentano la probabilità di un incontro e solo l'esperienza può aumentare la resa della cattura del pelagico. Voglio riassumere con la metafora: sono come macchine lungo un'autostrada! Non è semplice individuare queste <autostrade> nell'immensità dell'oceano, tuttavia, una volta identificate aumenta esponenzialmente la possibilità di una cattura, vedremo con quali strategie ...

Faccio riferimento alla mia esperienza attuale che può comunque dare un suggerimento anche per situazioni simili nel Mediterraneo:
Di fianco al costruendo porto di Granadilla al sud di Tenerife si trova la centrale termoelettrica che alimenterà i consumi del porto, questa centrale ricava dal mare l'acqua di raffreddamento e scarica in mare un liquido leggermente più caldo. I pesci sono animali a sangue freddo il cui metabolismo è influenzato dalla temperatura dell'acqua nel quale sono immersi, lo sbocco d'acqua calda attira la presenza di molti pesci tra cui le aringhe. Questi sbocchi (con quelli fognari) sono un'attrazione per molte specie compresi i pescasub ... In questo <spot> si è venuta a creare una situazione particolare : in superficie nuotano in branco centinaia di grosse aguglie atlantiche (Tylosorus acus) e più in basso nella colonna d'acqua nuotano branchi di palamite , altre volte di barracuda.
L'acqua di scarico della centrale termoelettrica è leggermente più scura e le aguglie sono molto fitte, si crea una zona d'ombra al di sotto delle aguglie che favorisce un'immersione <nascosta>! Nei primi metri dell'immersione sotto le aguglie non sono visibile, poi quando l'acqua si schiarisce mi immobilizzo (dopo aver calcolato con la zavorra la quota di equilibrio del mio corpo tra peso e spinta di galleggiamento). Spesso, il branco di palamite si avvicina per un controllo territoriale a mezz'acqua. Non si tira la prima del branco ma una delle ultime per avere la possibilità di una seconda cattura. E' un pesce molto veloce, il fucile deve essere maneggevole e soprattutto deve avere una buona stabilità nel brandeggio (insomma stabilita la traiettoria del pesce e regolato <l'alzo> del fucile, nello spostamento laterale seguendo il pesce, il fucile deve mantenere i parametri balistici stabiliti nell'avvistamento).
Il combattimento è duro!
Il pesce può puntare verso il fondo o verso la superficie obbligando a due tecniche differenti di recupero:
- verso il fondo si sblocca la frizione del mulinello e si fila la sagola, ma non troppo, è sempre consigliabile un controllo visivo del pesce ferito. Con i miei Saber il pesce finisce sempre in sagola ed è un bene perché nelle piroette che compie il pesce appena trapassato, la sagola lo lega così da non poter far forza e leva sull'asta che lo trapassa.
- Verso la superficie si tiene in leggera tensione la sagola per evitare che l'asta in verticale favorisca la chiusura dell'aletta con conseguente disarpionamento del pesce, poi quando punta e si dirige verso il fondo si segue la tecnica già citata.

Il pesce deve morire dissanguato sulla sua energica spinta natatoria, a seconda della taglia può volerci un minuto o tre quattro minuti. Su quelle oltre i cinque chili il combattimento può durare più di cinque minuti con relativo sci nautico. Una banalità: tenete ben fermo il fucile nella mano, i piccoli scatti del pesce possono far perdere la presa sull'impugnatura che sparirà nel blu trascinando l'amato attrezzo! Il recupero è a pesce immobile, alla fine non impugnare l'asta ma la coda del pesce (non entro nei particolari di questo accorgimento).

Ho descritto una situazione particolare, ma il pescatore <vive> di queste situazioni! Entriamo invece nella banalità di questa cattura:

Due tecniche

- l'aspetto a mezz'acqua
- l'aspetto sul fondo.

Aspetto a mezz'acqua:
Si avvista il passo del branco e ci si immerge intercettando possibilmente la traiettoria dei pesci. Direzione dei raggi solari e fluidità della capriola sono fondamentali per far scattare l'impulso del controllo territoriale anziché quello della fuga. Sono indeciso se consigliare una zavorra leggermente negativa o neutra a mezz'acqua: con la <negativa> l'immersione è più fluida e si può bloccare la pinneggiata per sembrare un corpo morto, spesso, le palamite raggiungono il pescatore prima che possa affondare troppo, ma può capitare che facciano un giro largo intorno, e non offrire la distanza giusta per un tiro utile, allora affonderemo e la possibilità di un ultimo passaggio del branco è molto improbabile. Con la <neutra> si applica la tecnica classica dell'aspetto a mezz'acqua o <blue water hunting> a sua volta non sempre efficace dipendendo da come è stato l'impatto della nostra immersione sui pesci. Il consiglio è di farla con i pesci quasi sotto il nostro corpo e non quando questi sono ancora lontani (non ne so dare una spiegazione se non sperimentale).

Aspetto sul fondo:

La tecnica è quella classica con alcune <specifiche>
1) Non deve essere troppo in profondità perché i branchi di solito passano alti obbligandoci a risalire di qualche metro per andare loro incontro (cattiva scelta!)
2) Si deve individuare la direzione del loro nuoto per evitare che ci raggiungano alle spalle: e' un pesce che nuota veloce ed è difficile operare puntamento e tiro mentre si allontana. Per individuarla vale solo l'esperienza, posso aggiungere che in genere nuotano contro corrente.
3) A volte su risalite dal fondo battute da corrente girano proprio intorno al cappello. Se non concretizzate la cattura e il branco si allontana, non insistete, spostatevi e ritornate sul punto dopo una mezzora.

Facendo una statistica delle recenti pescate devo riconoscere che le catture si sono svolte tutte in tre quattro spot anche a distanza di tempo. Se è un punto di passaggio lo è anche per branchi diversi quindi ripassare gli spot è una buona scelta!
Giodap
Giorgio Dapiran
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Ultima modifica: 20/01/2019 11:45 Da Giodap.


Funzione psicologica della caccia subacquea

Occupare il proprio tempo libero nel procurarsi il cibo riavvicina l’uomo alle occupazioni esistenziali primitive che hanno determinato lo sviluppo della sua psiche.
E’ un momento di ri-appropriazione delle funzioni esistenziali primarie, di superamento dell’alienazione che caratterizza le moderne popolazioni urbanizzate
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#78927
Re: Due strategie per la pesca della palamita 3 Mesi fa  
Ciao Giorgio e a tutti i partecipanti !!
Con quale segmento di fucile stai pescando ?
Mino73
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#78935
Re: Due strategie per la pesca della palamita 3 Mesi fa  
Ho cambiato diversi segmenti in questi giorni.
Oggi ho usato il Saber 110 armato con Apro ma è stata una scelta sbagliata (speravo nell'incontro con il wahoo).

Da quando sono qui, sono passato dal Saber 80 vecchio modello al 90 , al 100, e al 110 di oggi.

L'80 è stato usato i primi giorni di dicembre per l'agguato tra le cavità dei massi di una diga ma è capitato anche l'incontro con una palamita, la cattura è stata problematica con il rischio di perdere il pesce.

I segmenti più efficaci si sono dimostrati il 90 e il 100, ne spiego le ragioni:
Le zone che sto battendo, ma in generale il mare che circonda l'isola è soggetto a forti correnti che rendono difficoltoso il brandeggio, inoltre anche a una profondità di 20 metri si sentono gli effetti dell'onda oceanica, il cosiddetto < mar de fondo>.
I segmenti lunghi sono inadatti!
Inutile sperare nell'incontro col pescione (wahoo) che quest'anno ha fatto capolino solo una volta e troppo distante.
A parte le grosse seppie, i pesci catturati si sono dimostrati sempre molto veloci quindi era necessario un fucile dal brandeggio facile ma nello stesso tempo potente. Dimenticate i pesci del Mediterraneo in un'acqua quasi sempre ferma e molto più statici (prima della fuga). In questo mare qualunque pesce si muove in continuazione, non sta mai fermo( un po per la corrente un po per la forte risacca).
Ovviamente queste considerazioni vanno contestualizzate allo spot della battuta di pesca (ci sono anche posti più tranquilli, ma meno pescosi ...).
Ormai vado in mare per fare una pesca specifica alla palamita e per come ho descritto le relative tecniche di cattura il facile brandeggio è fondamentale! A seconda delle condizioni del mare scelgo l'attrezzo : corto se c'è mare mosso (90) più lungo col mare calmo (100).
La resa di questa pesca dipende dal numero di incontri: oggi ad esempio due grosse palamite sono passate troppo lontane (sbagliato l'appostamento), una seconda volta il branco è passato più in alto della mia posizione sul fondo, sono risalito andando loro incontro ma sono scappate ...
Il barracuda catturato oggi a mezz'acqua e in caduta è stato dopo un tiro molto lungo (tipo uno su mille ce la fa!) ma ho verificato la tenuta della nuova aletta: è rimasta incastrata nelle carni del pesce pur senza trapassarlo. Come ho visto che il pesce dopo essere stato trafitto andava verso l'alto e l'aletta non era uscita dall'altro lato , mi sono precipitato a impugnare la coda dell'asta per spingerla a trapassare completamente il pesce. Siamo usciti entrambi fuori dall'acqua io spingendo il pesce in aria , ma l'asta era bloccata dentro il corpo del barracuda.

Ho appena finito di mangiare polpette di barracuda fritte in pastella!
Giodap
Giorgio Dapiran
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Ultima modifica: 21/01/2019 21:58 Da Giodap.


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#78937
Re: Due strategie per la pesca della palamita 2 Mesi, 4 Settimane fa  
Potresti farne un altro di libro solo raccontando quello che fai ogni giorno. Non so perchè ma, anche se la pesca sub è una situazione dinamica, mi diverto più a leggere i racconti che vedere le clip video.
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#78938
Re: Due strategie per la pesca della palamita 2 Mesi, 4 Settimane fa  
Dalle mie parti quando i tonni scarseggiavano, nei periodi luglio fino a ottobre ,le trovavo costantemente,tecnica foglia morta zavorra calcolata per essere neutro nei 15 metri fucile 90 o 110 a seconda della limpidezza ,arrivato sullo spot facevo una ricognizione per vedere se c'erano spigole o corvine,se non le trovavo iniziavo a fare gli aspetti nel blu e in adriatico tendono sempre a venire da nord i branchi ..per me è una pesca divertentissima e in alcune giornate in 2 si poteva riempire un igloo l'esemplare massimo era 5 kg la media 2 kg poi complici le VOLANTI e i tonni la misura e la presenza si è ridotta drasticamente,per esempio settembre scorso i branchi erano da kg kg e mezzo meglio lasciar perdere per quanto mi riguarda,cibo per tonni e pescherecci purtroppo ...ho un amico di Pescara che mi ha detto che la situazione da lui è la medesima,quindi non mi resta che sperare in un futuro migliore ma ho dei forti dubbi ,a differenza del loro drastico calo sono aumentati gli alletterati(forse anche loro complici assieme ai tonni dell'impoverimento di questo pesce divertentissimo e ottimo in cucina) ma trovarli e avvicinarli è più raro che con le palamite e quindi cerco di prenderla con filosofia e mi dedico alle spigole
Mela
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Ultima modifica: 22/01/2019 09:09 Da Mela.
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#78939
Re: Due strategie per la pesca della palamita 2 Mesi, 4 Settimane fa  
Mela, ti chiedo di essere più specifico nel descrivere la tecnica di pesca usata nell'Adriatico: ti immergevi sul branco o facevi la blue water huning?

Massimo, i video si dovrebbero aggiornare ai tempi attuali, quelli vecchi sono <storia>, purtroppo non c'è soluzione per produrli di nuovo senza il rischio della <condivisione ammessa dalla legge>, quindi il disastro economico dell'imprenditore. Difatti nessuno più li produce, tranne Dagnano sulla sua piattaforma, ma non so come sono ... Il racconto è un palliativo: come descrivere l'emozione di trovarsi immerso in un mulinello di grosse aguglie e scrutare sotto di loro per scorgere le palamite o vedere apparire il fantasma dello Wahoo. Solo la ripresa subacquea potrebbe trasportarti in quel contesto!
Giodap
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#78940
Re: Due strategie per la pesca della palamita 2 Mesi, 4 Settimane fa  
Da me c'è sempre l'incognita visibilità,se l'acqua è buona mi capita di vedere il branco passarmi sotto (ma questo capita se sono molto ma molto al largo tipo centro adriatico)a quel punto faccio la capovolta sugli 8 metri smetto di pinneggiare e inizio ad inquadrare qualche esemplare corpulento, se non ne individuo allora mi metto in foglia morta e aspetto guardandomi attorno o ruotando tipo paracadutista,se invece l'acqua è sporca in superficie faccio la capovolta e sui 12 metri mi metto in foglia morta e braccio steso,dopo diverse catture quando il branco inizia ad innervosirsi c'è una pratica poco sportiva che permette di avvicinarne ancora qualcuna ed è la tecnica di usare il coltello da sub nell'altra mano facendolo starluccare ..
Mela
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#78944
Re: Due strategie per la pesca della palamita 2 Mesi, 4 Settimane fa  
Condivido anche io il pensiero di Pantarei.... se leggi un libro e vedi in un secondo momento il film, nove volte su dieci rimani deluso...
Mino73
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#78945
Re: Due strategie per la pesca della palamita 2 Mesi, 4 Settimane fa  
Non conoscevo la pratica descritta da Mela per attirare le palamite... è proprio vero che non si finisce mai di imparare !!
Mino73
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#78949
Re: Due strategie per la pesca della palamita 2 Mesi, 4 Settimane fa  
Nel mar canario per la pesca sub del wahoo si usa legare dei CD sotto il pallone a volte lasciando la scia di sangue di una preda appena catturata. Il CD mosso dalle onde e dalla corrente lancia dei bagliori - specchiate che a detta dei <locali> attirano il predatore che assimila i riflessi a quelli delle squame di banchi di aringhe o altri pesci.

Qui non si riesce a tenere il branco sul posto , dopo la prima cattura si allontana e conviene non insistere ma tornare dopo una mezzora/ un'ora.
Non riesco a immaginare come si può prevedere il passo delle palamite in mezzo all'Adriatico. Vicino alle dighe del porto o i moli questi pelagici passano a pochi metri dalle barriere dove la corrente ammassa aringhe e altra mangianza.
Immagino guardando la concentrazione di gabbiani, come si fa per la pesca al tonno rosso, purtroppo illegale in Italia.
Giodap
Giorgio Dapiran
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