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Scritto da Giorgio Dapiran   
Lunedì 01 Agosto 2011 17:47

Il carattere dei pesci 


A volte, entro nel terreno del mio vicino adibito a pascolo brado per bovini “da carne” e incontro alcuni vitelli di pochi mesi, ognuno reagisce in maniera diversa: chi si da alla fuga precipitosa, chi invece è aggressivo e puntando le zampe mi fissa con atteggiamento fiero, qualcuno arrivando a “caricarmi”, altri ancora, ansiosi, restano fermi a osservarmi con occhi attenti e curiosi.

Il vitello cresciuto brado è quasi un selvatico i suoi contatti con l’uomo sono molto radi e il suo comportamento è scarsamente condizionato dalla domesticazione.

Ogni vitello mostra un temperamento ed un comportamento diverso.

 

La mia vita, da quando ho lasciato la casa paterna, è stata costellata da compagni domestici a quattro zampe: decine di gatti, tutti con personalità straordinariamente diverse.

 

Dopo queste esperienze e dopo aver “ballato con i pesci” per così tanti anni (per parodiare la bellissima pellicola “Balla coi lupi”), mi sono sempre chiesto se anche i pinnuti dimostrassero questa differenza di carattere che avevo osservato in altri animali.

 

Certo i pesci sono ad un gradino evolutivo assai diverso e lontano nel tempo rispetto ai mammiferi, ma osservandoli finalmente con occhi diversi da quelli del cacciatore, soprattutto riguardando le scene che ho girato con la videocamera subacquea, mi sono convinto sempre di più che anche loro, in ragione delle esperienze che fanno nel corso della loro esistenza, ma non solo, anche per caratteristiche mentali individuali, esprimono un temperamento diverso da soggetto a soggetto.

 

 Recentemente, poi, ho letto sulla rivista di psicologia e neuroscienze “Mente & cervello” (marzo 2011) un articolo di Joachin Marschall “Carattere bestiale” che mi ha ulteriormente convinto della validità di queste mie osservazioni.

 

L’articolo di Marschall conclude che: indole , personalità , carattere, peculiarmente umane, sono attribuibili anche agli animali.

 

 

 

Ho scoperto che “psicologi della personalità” quali Samuel Gosling , Amanda Jones dell’Univ. del Texas, nel 2005 hanno pubblicato una analisi panoramica di 51 studi nei quali viene osservato e studiato il temperamento di alcuni cani .

 

Si arrivano a classificare le differenze dei singoli animali per:

 

Capacità cognitive

Sensibilità

Comportamento

 

Complessivamente inquadrate nel termine di “personalità”, termine tabù per molti ricercatori in quanto potenzialmente viziata dal rischio di antropizzazione degli animali (effetto Disney).

 

Certo, non si sono studiate e rilevate negli animali le stesse varietà caratteriali degli umani, ogni specie ha delle peculiarità diverse, tuttavia, si è giunti alla conclusione che ogni individuo animale è diverso dai suoi simili (considerazione da me già riportata in articoli e documentari) !

 

Grande sorpresa nello scoprire che tali differenze sono state scoperte per via sperimentale anche negli invertebrati come gli octopodi, la cui linea evolutiva è distante dalla nostra più di 500 milioni di anni.

Jennifer Mather dell’Univ. Di Lethbridge (Canada) e David Anderson biologo presso l’acquario di Seattle hanno studiato il comportamento di 44 esemplari di polpo rosso (Octopus rubescens) nelle razioni a diversi test dai quali è risultato una differente attitudine individuale alla caccia.

 

“Persino i moscerini della frutta, della varietà Drosophila melanogaster presenti a milioni nei laboratori scientifici, mostrano su scala limitata modelli di comportamento individuali” (Marschall)

 

Questo fa pensare che l’evoluzione delle specie ha ritenuto utile e funzionale, creare piccole differenze individuali tra conspecifici per un miglior adattamento alle condizioni ambientali nelle quali essi vivono, molto prima che comparisse l’uomo.

 

Il rischio paventato di umanizzare il comportamento animale è forte perché le esperienze vissute dai singoli individui può determinare un comportamento diverso non solo in ragione di una personalità differente ma principalmente per una elaborazione condizionata dei ricordi (ricordiamoci l’esperimento dei cani di Pavlov).

 

Con questo dubbio: personalità diverse o esperienze e condizionamento differente, ho cominciato a studiare il comportamento dentici.

 

I dentici di un branco è improbabile che abbiano fatto esperienze molto diverse gli uni dagli altri, quindi la componente -esperienza- dovrebbe essere uguale per tutti. Nel periodo invernale, non sappiamo molto della loro vita nel Mediterraneo quando le acque superficiali si raffreddano e si instaura il regime dell’inversione termica, ma si presume che continuino la loro vita gregaria anche in profondità, a metabolismo ridotto.

 

Orbene, ho documentato: comportamenti suicidi di pesci che praticamente aggrediscono il subacqueo che osa invadere il loro territorio (questi incontri sono ricorrenti nei nostri sogni di pescatori) e pesci che restano svogliati fuori tiro nonostante apnee molto lunghe e appostamenti impeccabili dal punto di vista venatorio.

Ci siamo abituati a questi comportamenti diversi e imprevedibili attribuendo ad essi le ragioni e le motivazioni fantasiose più disparate, ma fino a che punto attendibili?

Non può essere semplicemente un temperamento diverso per ogni individuo?

 

“Hanno già mangiato, sono in fase digestiva e non si attiva il riflesso del controllo territoriale” Ecco una interpretazione del comportamento apatico di un branco che si rifiuta di controllare il pescatore disposto all’aspetto, immobile sul fondo.

A volte però ho catturato facilmente dentici all’aspetto con ancora un pesce in bocca…

Altre volte sono giunto alla cattura all’agguato di un dentice (quindi andando incontro al pesce con una gimcana tra gli ostacoli di rocce disposte sul fondo) che si rifiutava di “venire all’aspetto” ed aveva lo stomaco vuoto.

Dare una interpretazione di questi comportamenti trattando i pesci come automi senza mente e personalità può rappresentare un limite nelle nostre strategie di caccia, quindi è opportuno abbandonare ogni spiegazione semplicistica del loro comportamento, bisogna chiederci e cercare di capire: che pesce sei?

Sei di natura indolente o aggressiva?

E ancora: hai fatto brutte esperienze di recente e non ti fidi più del rumore provocato dalla mia pompa cardiaca così ben recepito dai neuromasti della tua linea laterale?

 

Alcuni anni fa ero convinto che un branco di dentici adottasse una strategia coordinata tra i singoli individui sia in caccia, sia nel controllo territoriale, strategia che rientrava in uno schema fisso:

automi con ruoli determinati in ragione di gerarchie acquisite all’interno del branco. I piccoli, più agili e veloci, gli esploratori, arrivano subito a controllare il pescatore , seguivano i più grandi con comportanti assai diversi la cui diffidenza si vinceva con la pazienza dell’attesa e piccoli trucchi come quello del fare il polpo (descritto nel libro l’aspetto dinamico al dentice).

 

Ora, al contrario, sono convinto non esista una strategia a schema fisso.

Mi sono reso conto di inquadrare in pochi secondi il temperamento e le esperienze vissute dal pesce e di non dedicare più di tanto della mia apnea nell’attesa che si avvicini. Spesso l’operatore subacqueo che mi accompagnava mi chiedeva perché non avessi forzato l’apnea come altre volte sperando che il pesce si avvicinasse a tiro. La mia risposta : ”quel pesce non sarebbe mai venuto!” affermazione che poteva sembrare il detto della volpe della favola di Esopo sull’uva troppo acerba. Altre volte però e apparentemente senza riscontri prolungavo l’apnea fino alla cattura…

Da cosa deducevo che il pesce si sarebbe avvicinato, non so spiegarlo razionalmente: è un insieme di valutazioni sul comportamento, sulla velocità degli spostamenti e, stranamente, sul comportamento delle sue prede abituali come le castagnole, se queste si danno alla fuga è probabile che il pesce si avvicini, loro sanno distinguere molto bene l’atteggiamento di questo predatore, se lo ignorano vuol dire che resterà lontano.

 

In conclusione si aggiunge un fattore nuovo nella valutazione del comportamento dei pesci: oltre il periodo dell’incontro (più o meno lontano da quello riproduttivo), le sue esperienze precedenti con il pescatore subacqueo (zone colonizzate più o meno battute dalla pesca subacquea), si aggiunge il carattere, l’indole dell’individuo che va inquadrato nell’indole generale della specie rispetto alla quale può diversificarsi per una personalità più o meno aggressiva, o semplicemente più curiosa.

 

Tutto ciò è condensato nel bagaglio di esperienza del pescatore e nella correttezza delle sue osservazioni : non si tratta solo di valutare i vari moduli comportamentali spontanei, la soglia degli stimoli d’innesco al controllo territoriale (meno incontra il pescatore più questa soglia si abbassa), si tratta di capire la personalità del pesce come si fa, ad esempio, con un cane quando il suo padrone entra in sintonia empatica con l’animale domestico.