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Dallo "Studio balistico degli Jedi" scritto il 15 agosto 2004 e pubblicato sul sito l' 1/12/2004:

Per il mio arbaléte più lungo e più potente, il Superjedi, ho studiato e progettato un'asta specifica dove l'aggancio dei due archetti non si realizza dentro un intaglio ricavato nell'asta, ma su pernetti piantati trasversalmente rispetto all'asse longitudinale dell'asta.

Questa soluzione riduce notevolmente il sollevamento della coda dell'asta (tipico delle aste con le "tacche") quando esce dal meccanismo di sgancio (fenomeno già affrontato teoricamente in altro articolo sugli arbalétes pubblicato in questo sito).

ASTA DAPIRAN DA 6.5 mm aletta verso il basso:

L'asta con i pernetti vuole ovviare anche ad un grave inconveniente delle aste con le tacche: la riduzione eccessiva della sezione resistente dell'asta in corrisponda degli intagli e la conseguente fragilità della freccia nel caso di catture "importanti".

Ho ritenuto sempre la fragilità di questo tipo di aste un limite tecnico degli arbalétes, soprattutto in rapporto ai fucili oleopneumatici che montano aste lisce.

In effetti, le aste con le tacche negli arbalétes, sono impiegate quasi esclusivamente in Europa, mentre nel resto del mondo si impiegano aste, generalmente di diametro maggiore, con delle pinnette saldate sulla superficie superiore dell'asta.

In questo nuovo modello d'asta ho montato sulla punta, quasi in aderenza alla aletta, una protesi troncoconica per migliorare la penetrazione dell'asta nelle carni del pesce, visto che questo arbaléte è rivolto a pesci di grande mole.

Nell'esperienza di tutti i pescatori subacquei con una certa pratica, c'è la squama, o il pezzetto di lisca imprigionata nella fessura tra aletta e superficie esterna dell'asta che blocca l'apertura dell'aletta e fa sfilare il pesce: il piccolo cono metallico montato sulla punta davanti all'aletta evita questo inconveniente.

Anticipo subito che questa sporgenza, purtroppo, ha aumentato la resistenza idrodinamica dell'asta riducendone oltre le mie previsioni la velocità di impatto sul bersaglio.

Molte soluzioni tecniche, a volte ottimizzano una caratteristica di un prodotto peggiorandone altre. Un progettista/produttore opera sempre delle scelte di compromesso favorendo una qualità specifica od un'altra di ciò che costruisce.

Per esempio le aste relativamente corte che adotto negli Jedi migliorano notevolmente il brandeggio del fucile ma riducono la massa inerziale dell'asta riducendo l'efficacia della penetrazione nella carne del pesce. Nel caso della protesi troncoconica sulla punta dell'asta la mia intenzione era di migliorare la penetrazione nonostante la ridotta lunghezza dell'asta (ed è puntualmente avvenuto) ma si è ridotta sensibilmente la velocità di navigazione dell'asta riducendo paradossalmente l'energia di penetrazione.

Conclusione: non valeva la pena montare questo accessorio!

In definitiva nell'asta Dapiran la soluzione dei pernetti nelle prove si è rivelata vincente mentre quella della protesi troppo penalizzante per i valori velocità ed energia!

Da un controllo sulle fatture del periodo in questione è risultato che le prime aste con i pernetti commissionati alla ditta Gallini, sono stati fatturati il 14 gennaio 2004, quindi presumibilmente il progetto è partito nell'anno 2003.

Questa ricerca storica è utile per chiarire la paternità: sia di una innovazione che ormai è adottata da molti produttori di arbalétes e mi riferisco all'asta con i pernetti piantati nell'asta, sia di una innovazione che successivamente verrà bocciata da me per i limiti già espressi nell'articolo del 2004, ovvero la protesi troncoconica prima dell'aletta.

Il successo commerciale delle aste con i pernetti ha convinto, alla fine, altri produttori di aste a realizzare la soluzione saldata di pinnette (ad es. Devoto) chiara derivazione della soluzione con i pernetti... che ho alternativamente adottato nei miei fucili .

Una nuova soluzione è stata recentemente messa a punto (con deposito del brevetto) per le aste dei miei arbalétes:

 

Gancetto di collegamento tra la sagola e l'asta

 

Un annoso problema affligge gli arbalétes:

La rottura del collegamento tra il terminale della sagola e l'asta che si traduce nella perdita dell'asta e del pesce arpionato .

Il terminale della sagola (di solito in nylon), indispensabile nei fucili subacquei per il recupero del pesce catturato, pone due problemi:

  • Il problema tecnico più recente, in ordine di tempo, è quello balistico, infatti, i miei studi sperimentali hanno evidenziato la notevole influenza della sagola sulla velocità di impatto dell'asta sul bersaglio.

Il terminale della sagola raccolta nel mulinello viene prevalentemente scelto in nylon della lunghezza pari alla gittata dell'asta: un estremo è inserito in un foro ricavato orizzontalmente nella coda dell'asta o in un foro, sempre ad asse orizzontale, posto poco prima della soluzione di aggancio dell'archetto sull'asta (intaglio o pinnetta), l'altro estremo è collegato alla sagola vera e propria avvolta nel mulinello. La resistenza idrodinamica, componente di attrito superficiale tra i filetti fluidi e la superficie del terminale della sagola che segue l'asta nel suo moto è un freno all'avanzamento dell'asta nel mezzo liquido, per cui è produttivo, da questo punto di vista strettamente energetico ( energia di impatto sul bersaglio ), di ridurre il diametro del nylon scelto come terminale. Questo tipo di scelta esalta il punto debole del collegamento tra sagola e asta solitamente realizzato o con un cappio ottenuto infilando l'estremità della sagola dentro il foro preposto nell'asta, bloccata su se stessa con uno sleeve, o con un blocco allo sfilamento della sagola, infilata nel foro dell'asta, realizzato con un nodo piano ben stirato.

Sia la soluzione "sleeve" sia la soluzione "nodo piano" stretto su se stesso presentano inconvenienti idrodinamici.

  • Il cappio della sagola è particolarmente ingombrante, anche se dopo i primi centimetri di traiettoria si dispone in coda all'asta dopo aver ruotato (a fucile armato e carico si dispone appoggiato sulla parte superiore dell'asta fuori dal meccanismo di sgancio), sporge di qualche millimetro dalla sezione frontale di avanzamento dell'asta e dalle mie prove sperimentali risulta che , alle alte velocità alle quali viene lanciata l'asta (30 m/sec negli arbalétes più prestanti) si è visto che anche la più piccola sporgenza ha una grande influenza sulle resistenze passive ( la resistenza idrodinamica parte dovuta alla resistenza frontale dipende dal quadrato della velocità oltre che al diametro del cilindro d'acqua perturbato), quindi l'aumento del diametro del cilindro d'acqua perturbato dovuto alla presenza del cappio più lo sleeve ha un costo energetico alto anche in ragione delle dimensioni del cappio, solitamente di qualche centimetro.

  • Dal punto di vista della resistenza idrodinamica anche la soluzione del nodino sul nylon presenta sporgenze indesiderate anche se , nella mia soluzione più recente di ricavare una sede (un incavo) nella coda dell'asta per il nodino questa è più contenuta, resta tuttavia la sporgenza del nylon dalla parte opposta del nodino. In questa soluzione devo far notare come la componente della resistenza idrodinamica di attrito non agisce in asse con l'asta e crea una leggera deviazione della coda dell'asta soprattutto a fine gittata.

 

 

 

  • Il secondo è un problema tecnico/pratico, infatti, riguarda l'usura del nylon sia nella rotazione di 180° che compie la sagola dopo i primi centimetri di traiettoria dell'asta dentro il foro dell'asta nel quale è alloggiato, sia per la trazione nel recupero del pesce che crea numerosi sfregamenti contro gli spigoli del foro nell'asta, sia nell'inserimento dell'asta (armata con la sagola che sporge oltre il suo profilo) nel meccanismo di sgancio i cui bordi spesso sono a spigolo vivo.

Il foro ricavato nell'asta (nella coda o in prossimità dell'aggancio dell'archetto) è ottenuto con utensile ed anche se solitamente ha una svasatura a 120° non è una superficie totalmente raccordata e lucidata quindi l'usura del nylon è inevitabile.

L'incuria e la pigrizia endemiche nel pescatore subacqueo portano a non cambiare spesso il terminale e a perdere il pesce arpionato per la rottura del nylon in corrispondenza del collegamento con l'asta.

Un'altra causa può portare alla rottura della sagola: il taglio del nylon per l'attraversamento dell'asta rasente parti ossee sfondate del pesce e rese quindi taglienti.

Questa causa è spesso sconosciuta alla maggior parte dei pescatori subacquei, ma il taglio della sagola è differente da quello dovuto all'usura (si presenta come un taglio netto in diagonale rispetto all'asse del filo) ed è ben evidente ad una indagine accurata su certi eventi finiti con la rottura del nylon. D'altra parte la sagola deborda oltre il profilo della superficie laterale dell'asta e qualunque ostacolo incontri può generare il taglio del filo. Ho potuto osservare anche tagli dovuti allo sfregamento della "curva" della sagola in prossimità del foro di collegamento all'asta contro asperità rocciose del fondale, quando l'asta trapassato il pesce continua la sua traiettoria urtando contro tutti gli eventuali ostacoli che si trovano sulla sua traiettoria.

Riassumendo il collegamento tra la sagola e l'asta è un punto debole dell'armamento attuale degli arbalétes che il gancetto presentato in questo testo risolve completamente avvicinandola alla soluzione adottata nella pesca alla traina del collegamento dell'amo con la lenza, con braccio dell'amo e lenza collegati in asse.

 

Descrizione della soluzione gancetto basculante:

Il gancetto in questione, ricavato in tondino pieno, si inserisce in una feritoia longitudinale ricavata nella coda dell'asta (come da schizzo). L'occhiello di aggancio all'asta viene attraversato da un ribattino che attraversa anche il foro tradizionale realizzato trasversalmente nella coda dell'asta, questo stabilisce un collegamento solidale tra l'asta e il gancetto consentendo la possibilità a questo di ruotare liberamente di 180° all'interno della feritoia.

Il terminale della sagola dell'arbaléte (solitamente in nylon) si lega con un nodo (preferibile il Crowford) all'altro occhiello che resterà fuori dal meccanismo di sgancio.

 

Il gancetto, nella soluzione 2 dello schizzo viene realizzato in modo che resti incassato della feritoia della coda dell'asta senza debordare oltre il piano orizzontale della coda dell'asta che si inserisce nel meccanismo di sgancio, nella soluzione 1 resta ugualmente incassato nell'asta ma prevede invece una nicchia ricavata nella coda dell'asta per alloggiare l'occhiello di collegamento al terminale della sagola.

Le prove sperimentali hanno evidenziato un incremento della velocità dell'asta con il gancetto e una balistica corretta con traiettoria rettilinea dell'asta.

Nel passato avevo già introdotto un gancetto simile che si inseriva lateralmente nel codolo dell'asta, successivamente abbandonato perché la trazione del terminale della sagola esercitata su questo gancetto non era in asse con l'asta e spostava conseguentemente la coda e la punta dell'asta da una virtuale traiettoria rettilinea.

Il gancetto attuale risulta avere un effetto idrodinamico interessante: elimina le turbolenze della "coda tronca" dell'asta riducendo le resistenze idrodinamiche complessive all'avanzamento.

Il peso del gancetto è di pochi grammi e non ha alcuna influenza sulle masse in movimento.

Uso questa soluzione ormai da due anni ho già affrontato combattimenti con grosse prede senza alcuna rottura del terminale e, o del gancetto che è stato realizzato in filo armonico da 1.9 mm.

 

Conclusione:

Lo studio e la ricerca sperimentale che i media economici chiamano "ricerca e sviluppo" o, le tre "I" (invenzione, investimento e innovazione), caratterizza la Dapiran srl, ma costa tempo e denaro.

L'innovazione non nasce o si raccoglie sotto le zucche: ci vuole creatività e la capacità di ingegnerizzare un'idea, un'intuizione, al massimo della economicità e della praticità d'uso. Intere giornate passate a realizzare prototipi in concerto con le officine, successive prove in mare, quindi nella vasca di prove balistiche.

Per l'innovazione è necessario un mixer di conoscenze tecniche, esperienze e pratiche in mare continue e quella creatività che mi ha portato nel campo venatorio a inventare nuove strategie di pesca.

Il denaro speso è la logica conseguenza dei prototipi realizzati, dei progetti sbagliati e abbandonati, dei costi delle attrezzature di prova e delle uscite in mare quando non hanno solo lo scopo della pesca ma sono viste in funzione di scoprire l'efficacia dei prototipi.

L'investimento nell'innovazione, nella gestione di un'azienda che produce, ha una sua quota nel costo del prodotto.

Questo elemento basilare in una analisi dei costi è spesso ignorata dal cliente che non si rende conto di quanto costa l'innovazione ed è restio a pagare di più un prodotto innovativo, ad esempio, come è il modello Saber (coperto da tre brevetti).

Gli eventi come quello dei pernetti sull'asta degli arbalétes conclusa senza alcun vantaggio e riconoscimento pubblico nei miei riguardi, mi hanno obbligato a depositare il brevetto di ogni mia nuova idea per non vederla derubata, sfruttata da altri senza alcun riconoscimento.

Anche questo alza i costi dei miei prodotti perché il deposito di un brevetto ha spese fisse alte soprattutto nell'estensione a livello europeo.