Censimento dei pescatori ricreativi


 

Il Ministro Galan delle politiche agricole ecc... il 6/12/2010 decreta:

Articolo 1

  1. In attuazione delle previsioni del regolamento (CE) n. 1967/2000 del Consiglio del 21 dicembre  2006 in premessa citato è promossa la rilevazione della consistenza della pesca sportiva e ricreativa in mare. A detti fini  chiunque effettua la pesca a scopo sportivo o ricreativo in mare comunica l'esercizio dell'attività al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - Direzione Generale della pesca marittima e dell'acquacoltura.

  2. La comunicazione ha valità triennale e contiene i dati e le informazioni di cui al modello allegato al presente decreto.

     


La comunicazione è gratuita, obbligatoria, ed assume la funzione di autorizzazione per la pesca altrime nti sanzionata dalle normative vigenti. Il pescatore è obbligato ad esibire l'attestazione dell'invio della comunicazione al Ministero a decorrere dal novantesimo giorno dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Commento dell'autore

Il provvedimento è stato preso, ufficialmente, per adeguarsi alla normativa europea, è stato discusso alla presenza di associazioni quali: FIPSAS, Biggame Italia, Associazione Per il Mare, Arci pesca FISA, Enal pesca) che , scusate il termine, non rappresentano nessuno in quanto non eletti dai pescatori ricreativi, quel milione circa di appassionati che praticano la pesca non professionale

 

Lasciamo perdere i pescatori sportivi, coloro cioè che praticano la pesca per stilare una classifica di chi è più bravo, dai quali mi dissocio per ragioni etiche, la pesca cosiddetta "ricreativa" è una attività popolare di sostentamento antica quanto l'uomo e che si voglia censire è quanto meno ridicolo.

E' come voler censire i ciclisti, i raccoglitori di funghi e perché no, gli omosessuali.

In una Società di diritto l'uomo ha il diritto e la libertà di scegliere, tra le cose lecite, cosa fare senza doversi autodenunciare.

La scusa che il pescatore opera un prelievo su risorse comuni vale anche per l'aria che respiriamo, la strada pubblica che calpestiamo.

Attenzione: Quando i doveri superano i diritti si finisce a vivere in una società poliziesca.

Poiché per cultura sono una persona pratica prospetto alcuni casi limite di inattuabilità e inutilità del decreto:

-Il pescatore subacqueo che si immerge partendo da terra, dove conserva l'attestazione della comunicazione effettuata?

-Il minore che si dedica alla pesca con la canna non può esercitarla senza la presenza dei genitori?

-Il turista che sulle nostre coste vuole dedicarsi alla pesca perché dovrebbe autodenunciarsi alle autorità italiane?

-Il pescatore ignorante (perché ignora) o che per principio si rifiuta, sfuggirà al censimento!

-Il Ministro pensa che le autorità marittime abbiano il tempo per dedicarsi a questo ennesimo inutile controllo sul pescatore dilettante? O sarebbe più utile che effettuassero i controlli sulla pesca professionale, quelli sì, per molti versi illegali e di grande impatto sugli stocks ittici.

 

Il Ministro Galan che per alcuni versi non mi era dispiaciuto per la posizione che aveva assunto nei confronti della caccia terrestre, nel divieto della pesca del bianchetto e del rossetto, nel dissociarsi dall'appoggio leghista agli allevatori relativamente alle quote latte, con questo decreto ha assunto, invece, una posizione demagogica e lo dimostro!

Sul sito del MIPAAF ha pubblicato il commento:

"...Non si tratta della licenza di pesca, vogliamo conoscere, per dare dignità a questa attività del tempo libero praticata dagli amanti del mare..."

Forse il Ministro non sa quante centinaia di migliaia di pescatori, io preferisco chiamarli dilettanti e non ricreativi, va al mare per procurarsi il pesce da mangiare. Il mare è come l'orto di guerra, nei momenti di crisi e di difficoltà offre l'opportunità di un pasto. Chiamare queste persone "ricreativi" è un insulto tipico di chi non conosce la realtà del nostro paese, ma solo le pastoie di palazzo!

E ancora : " Inizia una fase nuova per la pesca non professionale in cui dobbiamo inventare un sistema di regole coerenti con le necessità di tutela degli ecosistemi marini, così come si fa con la pesca professionale..."

Le regole coerenti ci sono già : limite del pescato giornaliero 5 Kg e tutta una normativa disarticolata dove si sanciscono le misure minime di cattura, gli attrezzi da usare e tant'altro ancora. Nessuno di noi sentiva l'esigenza di farne di nuove, semmai farne di più restrittive per la pesca professionale, infatti, se i pesci sono un bene comune perché il pescatore professionista può prelevare senza limiti solo in quanto ne ha fatto una professione e paga le tasse (cosa da verificare...).

In altra sede, nella sala del MIPAAF alla presentazione del decreto, il Ministro afferma:

"Data l'importanza della pesca ricreativa nel Mediterraneo occorre garantire [...]che essa venga praticata in modo tale da non interferire in misura significativa con la pesca commerciale ..."

Ecco svelato il vero intento del decreto: tutelare ancor più il prelievo professionale. Un copione già visto...: all'inseguimento dei voti della lobby della pesca professionale.

In questo contesto mi stupisce il silenzio delle aziende che producono attrezzatura per la pesca dei dilettanti.

I titolari di queste aziende pensano che il decreto favorirà le vendite? L'espansione del settore? Le migliaia di ragazzini che nelle tabaccherie e nei supermercati comprano la fiocina a mano nella speranza di catturare un polpo, o la canna per pescare dalla spiaggia, saranno incoraggiati all'acquisto?

La pesca, per alcuni, è come l'aria che respiriamo, è un legame con lo spirito ancestrale che ci ha fatto uomini. Non ha bisogno di censimenti e di etichette da parte dei moderni mutanti!