Agguato profondo 4



agguato4.jpg

 Il mio nuovo prodotto audiovisivo: Agguato Profondo 4 , da tempo annunciato in vendita, poi rinviato, per la depressione che mi prende quando guardo i dati relativi alle vendite di questi miei prodotti, è finalmente disponibile per chi lo volesse ordinare. Come anticipato nell’articolo sulla pirateria chi acquista il video (farà testo la fattura) avrà diritto ad uno sconto del 5% sull’acquisto di un arbaléte o delle pale asimmetriche.  

 

Il nuovo documentario si colloca nel filone di successo: “agguato profondo”, dove presento e descrivo catture realizzate in profondità impiegando la strategia  che per primo ho proposto in un video del 1997, arricchita con catture di grossi pelagici all’aspetto e la catture in caduta di un grosso dentice.

Chi conosce questo tipo di audiovisivo avrà la sorpresa di una nuova regia ed un montaggio incalzante realizzato da un professionista: Giovanni Azara che lavora per un noto network televisivo privato.

  

Ho scelto questa “onerosa” iniziativa per migliorare il linguaggio cinematografico dei miei prodotti audiovisivi.

Quello che so fare sott’acqua è già noto a tutti e la spettacolarità delle catture è fuori discussione (tutte rigorosamente in soggettiva). Non mancano tuttavia le riprese realizzate da un nuovo operatore: Cico Natale, che, a mio parere, non ha niente da invidiare alla tecnica di ripresa  dei professionisti di questo settore (sono stato ripreso sia da operatori della RAI che di Mediaset).

 

 


Questo operatore, oltre ad essere un istruttore di Apnea Accademy (uno dei più apprezzati da Umberto), è un ingegnere e da qualche anno fa parte dello staff di collaboratori per gli studi balistici dei miei arbalétes. 

Il testo è particolarmente ispirato, in certi passaggi anche troppo “duro” nelle valutazioni etiche e filosofiche che esprimo. Non mancheranno perciò  gli spunti per delle critiche…

Mi sono ormai  rassegnato all’atteggiamento di censura  adottato da molti pescatori subacquei nei confronti di ciò che dico e faccio vedere, perché sono conscio che la pesca subacquea scatena invidie e gelosie viscerali: colpisce i microfallici mentali, quelli che non sanno immergersi senza compensare stringendosi il naso, quelli che, ogni volta che prendi un pesce e loro no, s’incazzano, quelli che dicono “ bella forza pesca nei parchi!””Vorrei vederlo nel mare davanti a casa mia…” 

Sono conscio che non tutti gli spettatori guarderanno le scene che si succederanno in questo video con la stessa partecipazione e serenità, come in ogni mio prodotto audiovisivo però, troverete qualcosa di nuovo, che non conoscevate.

La cultura dello spettatore ne uscirà arricchita perché questi documentari non sono stati realizzati come esclusivo prodotto ricreativo, ma hanno svolto e svolgono anche una funzione didattica, sia per quanto riguarda le tecniche di pesca sia per i comportamenti venatori che cerca di trasmettere.


Le tecniche di ripresa impiegate nel video

 In un articolo intitolato “gli audiovisivi sulla pesca subacquea”  qualche anno fa scrivevo: Cos’è un documentario ? 

 

Flaherty, all’inizio del secolo scorso, ha girato il primo documentario della storia raccontando la vita degli Inuit (gli eschimesi) ed è il padre riconosciuto di questo tipo di opere cinematografiche, certamente diverse dai film e dalle produzioni su pellicola di quel tempo.

 

Il primo documentario nasce col finanziamento delle grandi aziende USA nella lavorazione delle pellicce che intendevano in tal modo promuoverne l’uso, Flaherty  trascenderà l’obiettivo dei committenti mostrando la vita di un popolo sui ghiacci e la sua lotta contro una natura ostile.

 

L’ambiente di ripresa del primo documentario e di quelli che seguiranno (“Mohana”, sulla vita degli hawaiani) è reale, non esiste un set, ne un palcoscenico!  

Cosa è cambiato rispetto al film?

Il documentario è la rappresentazione della realtà, del “vero” (definito come tutto ciò che si richiama il più possibile alla realtà).  

E’ importante chiarire, definire, il limite tra il film, prodotto della fantasia, e il documentario, che racconta la realtà.

 

Nella storia del documentario, Grierson, contemporaneo di Flaherty è l’inventore del termine, e come suo teorico ha stabilito l’impianto educativo e didattico di questo nuovo prodotto cinematografico.  

I grandi documentari del nostro tempo, mi riferisco a quelli della National Geographic, o della BBC, seguono il filone di Flaherty e l’enunciazione teorica di Grierson….

…Un video di  caccia subacquea deve riproporre realisticamente le situazioni che il pescatore vive in una battuta di pesca, ma deve riuscire a trasmettere anche le emozioni, le sensazioni che egli prova, quindi, ricostruire gli eventi che portano alla cattura infusi  delle emozioni vissute dal cacciatore.


L’audiovisivo di pesca, nonostante la sua specificità, assume perciò le caratteristiche di un documentario: racconta realisticamente cosa accade nella caccia subacquea, documentando un’attività che altrimenti resterebbe sconosciuta….

… usare in tutto il video lo stesso tipo d’inquadratura rende l’opera pesante da seguire, il mio assunto è che un video girato solo con una tecnica di ripresa , sia soggettiva sia da operatore esterno,  non offra la ricchezza di esposizione di un prodotto videografico articolato con varie tecniche.

L’inquadratura soggettiva, nello specifico dei video di pesca subacquea,  privilegia il punto d’osservazione del pescatore-cacciatore ed aiuta molto lo spettatore ad immedesimarsi nell’azione di caccia, quella in oggettiva privilegia la strategia dell’azione e la dinamica della cattura.

In “soggettiva” si vive in diretta l’azione di caccia così come la vede l’interprete - pescatore, in oggettiva  si possono studiare i suoi movimenti e la tecnica che impiega.  

Rispetto a quando ho scritto l’articolo “gli audiovisivi sulla pesca subacquea”, pur ritenendo ancora valide le valutazioni espresse allora per l’uso delle diverse tecniche di ripresa, devo aggiungere che ho ulteriormente evoluto il mio modo di girare e montare le scene di caccia, lasciando intatta la scena della cattura filmata in soggettiva, integrata con brani girati da altre prospettive di ripresa sia in soggettiva sia da operatore.

 

In questa evoluzione ha avuto un ruolo importante Giovanni che ha dato una nuova impostazione al montaggio, inserendo alcuni “stand up” dove io esprimo di fronte all’obiettivo i concetti più pregnanti del testo, ed elaborando alcune scene di repertorio ( di cui ho un ampio archivio) ha reso più coerente e incalzante  il tessuto narrativo del video.

Ci tengo ad informare gli estimatori dei miei audiovisivi che questo video è dotato di un sistema anticopia e che provando a masterizzare il DVD originale si potranno avere dei problemi con improvviso  blackout del computer.