Prestazioni e sicurezza nella pesca subacquea


Premetto:

Questo argomento mi sta particolarmente a cuore, lo sto sviluppando da anni nella mia mente e da poco, anche nel mio forum.

Essendo uno dei pescatori in apnea più vecchi ancora attivi, ho anche la lista più lunga di amici, appassionati della stessa disciplina, che non posso più salutare ed abbracciare.

La pesca subacquea è una attività particolarmente rischiosa: i dati relativi alle morti dei pescatori in apnea per sincope e conseguente annegamento sono inconfutabili.

La mia esposizione in questo articolo sarà perciò rivolta prevalentemente alla ricerca della sicurezza dell'appassionato di questa pratica, non in maniera ipocrita sconsigliando certe prestazioni, che in vero raggiungo abitualmente in alcune mie battute di pesca ed ho documentato nei miei video, ma facendo presente alcuni errori di approccio all'apnea per la pesca.

 

Per anni ho tenuto corsi di pesca sviluppando una didattica che si proponeva di insegnare a pescare sott'acqua nel basso fondo senza alcuna attenzione alle prestazioni, in quanto non necessarie, tranne che in rare situazioni.

Solo con pochi allievi e con immersioni in parallelo mi sono spinto in profondità, insegnando alcune tecniche di caccia nelle strategie profonde.

La mia didattica prevedeva principalmente l'apprendimento della pesca nel basso fondo con la strategia dell'agguato, la più creativa e gratificante dal punto di vista venatorio.

Era un punto di partenza propedeutico per tutta la disciplina che aveva una sua logica didattica anche riguardo la sicurezza del praticante.

 

La nostra specie si è sviluppata sulla terra ferma in attività aerobiche, trasferirci sott'acqua in apnea è una forzatura fisiologica che ha bisogno di costruire tutta una serie di sensazioni, di conoscenze che non s'improvvisano in poco tempo, non sono nel nostro vissuto quotidiano, la dimostrazione è che muoiono in prevalenza i giovani non le vecchie cariatidi della pesca subacquea come me!

Muore in sincope o per annegamento chi non ha saputo costruire quei meccanismi psicologici di freno e di controllo nella ricerca delle prestazioni o della gratificazione venatoria, come inseguire la cattura di un pesce difficile qual'è un dentice o impegnativo come la cernia.

Muore chi per diverse ragioni supera i freni inibitori che il nostro organismo pone al raggiungimento di tempi di apnea eccessivi e profondità di pesca abissali.

Singolare è il caso di chi ha vissuto eventi sincopali (su di se o da compagni di pesca) e ristabilisce questi freni inibitori con presunte patologie che stanno solo nella loro testa, spesso infatti il medico non riscontra nessun inconveniente funzionale.

Profondisti che dopo una sincope non riescono più a compensare dopo una certa profondità e devono risalire, altri che provano vertigine oltre certe quote quando erano comodamente superate nel passato.

Singolare è anche il caso più comune di non riuscire a raggiungere le quote abituali di pesca perché l'organismo per diverse ragioni non è in condizioni fisiche ottimali, non offre le prestazioni volute e invia messaggi di malessere al nostro sistema nervoso centrale.

Sono tutti segnali che il nostro corpo invia alla parte cosciente del cervello per informarlo di orientarsi su quote di pesca meno profonde o tempi di apnea ridotti!

Bisogna saper riconoscere queste reazioni dell'organismo, per queste conoscenza -esperienza sono necessari anni di pratica subacquea.

Chi conosce se stesso e sa ascoltare i segnali del proprio corpo rischia di meno, ma, sia chiaro, non è esente da fenomeni sincopali.

Condizionamenti psicologici esterni “bypassano” anche le sensazioni che allertano i pescatori più esperti.

Analizzo alcune di queste situazioni a rischio:

 

Le manifestazioni agonistiche

La società umana è fortemente competitiva: ci si confronta su tutto anche sulle cose più stupide, ogni occasione è buona per far sentire il proprio “Ego” superiore a quello degli altri, inconsciamente, per dimostrare la bontà dei propri geni.

La motivazione evolutiva di questo comportamento è:la competizione sessuale, essere appetibili per l'altro sesso. E' una “molla”comportamentale che agisce anche quando il sesso sembra non entrarci per niente.

Il tasso ormonale, spesso, è il regolatore di questa “molla”: più si è giovani, più alto è il tasso ormonale, maggiore è lo spirito competitivo.

Finalmente con l'età io ho perso il mio e posso affrontare serenamente la vita senza l'esigenza di dover competere con il prossimo, dover dimostrare la mia bravura con tutto ciò che ne consegue. In questo ho acquistato lucidità e posso riconoscere certi errori commessi nel passato, primo tra tutti la mia attività agonistica nella pesca subacquea.

In verità, dall'inizio e per molti anni la pesca era rimasta per me una esperienza intima con il mare e con i pesci, per caso sono stato avvicinato dai soci del Ci.Ca.Sub. Bogliasco, il paesino ligure dove vivevo e convinto a partecipare alle gare. Mi ero accorto subito che, in gara, lo spirito nell'affrontare la pesca subacquea era cambiato, tuttavia, non riuscivo a “vedere” la stupidità di ammazzare dei pesci per compilare una classifica di bravura. Mi inorgogliva molto primeggiare nell'arte del killer, come probabilmente mi avrebbe inorgoglito vincere la gara a chi sputava più lontano, se questa avesse avuto un valore socialmente riconosciuto.

Ho raccontato questa esperienza personale in modo che il lettore capisca che codificati dentro di noi albergano impulsi che solo le neuroscienze moderne riescono ad interpretare offrendoci la chiave, un nuovo modo, per conoscere se stessi.

In conclusione, ossessionati dalla competizione su tutto, perdiamo la coscienza del rischio di ciò che facciamo, compreso quello di esasperare le nostre prestazioni per catturare un pesce e dimostrare così la nostra bravura.

Ogni attività che ci impegna diventa la scusa per mostrare quanto valiamo, così la molla della competizione riduce la sensazione del rischio.

Ricordo un campionato italiano nel quale mi ero prestato a fare da “barcaiolo” a Silvano Agostini: sei forti pescatori del calibro di Cottu, Bardi, Cappucciati, ed altri due che non ricordo, con lo stesso Silvano si contendevano i saraghi su una piccola secca al largo del Golfo del Pevero di fianco a Porto Cervo.

Nella frenesia agonistica Silvano aveva accorciato i tempi di recupero per anticipare gli altri contendenti e dopo nemmeno un'ora di gara è andato incontro ad un fenomeno di TIA (ischemia transitoria).

Recuperato, a fatica, in gommone è restato venti minuti con il braccio paralizzato, la bocca storta, senza riuscire ad articolare le parole.

E' solo un esempio di cosa si può fare sotto l'impulso alla competizione.

Questa “scimmia” poi non ti lascia più...si trasferisce in tutte le battute in mare, nella competizione con l'occasionale compagno di pesca, magari con banali risvolti goliardici di sfotto che risultano da un certo linguaggio becero del pescatore subacqueo “ti ho bastonato...ti ho fatto nero...”.

Spesso per evitare lo sfotto del compagno il pescatore forza i suoi limiti, corre dei rischi sia a livello dei tempi di apnea , sia per le profondità raggiunte nella convinzione che in profondità ci sia più pesce (non sempre vero...).

La competizione delle gare di pesca subacquea ma anche quella di due compagni di battuta altera la natura del rapporto venatorio tra il pescatore e la sua preda deviandolo in un confronto tra uomo e uomo in una versione che io considero alienante e pericolosa per la sua incolumità.

In conclusione la competizione tra individui dello stesso sesso,ha una sua interpretazione in chiave evolutiva, appartiene alla nostra e alle altre specie animali, ma non portiamola sott'acqua!

 

Le scuole di apnea

Le scuole di apnea svolgono una funzione sociale di alto livello colmando le lacune di pratica e di conoscenza che riguarda questa disciplina della maggior parte della popolazione, mette in condizione l'uomo di saper come agire nel caso di immersione fortuita sia in acqua dolce (fiumi , laghi ) sia in mare.

Quindi sono utili non solo per chi voglia approfondire l'apnea scientifica ricreativa e l'apnea per la pesca subacquea, ma anche l'apnea di emergenza.

Sono dell'avviso che dovrebbe essere una pratica insegnata anche nella scuola dell'obbligo.

Purtroppo l'impostazione che emerge nelle attuali scuole di apnea non è quella di offrire le conoscenze di base e una pratica minimale, ma quella di fornire gli strumenti per raggiungere determinate prestazioni limite.

La mercificazione dell'insegnamento ha portato al moltiplicarsi di corsi d'apnea che procurano una cultura commisurata i bisogni del cliente, nella maggior parte dei casi interessato ad imparare a scendere profondo con lunghi tempi di apnea.

Non tutti gli istruttori poi hanno la sensibilità e la maturità di offrire una vera cultura dell'apnea a volte si impostano i corsi unicamente sulle prestazioni e le sincopi durante i corsi, alla fine non si contano ...

L'evento sincopale anche in piscina con assistenza o lungo un cavo in mare con gli istruttori intorno, non è una esperienza gradevole e si conosce ancora poco sugli effetti di questo blackout del cervello. La maggior parte delle persone si riprende se immediatamente soccorse ed anche ammesso che non restino danni fisiologici permanenti, dal punto di vista psicologico è una brutta esperienza che può lasciare strascichi negativi nella propria auto-considerazione nell'affrontare le discipline legate all'apnea.

Non voglio invadere il campo dell'apnea ricreativa dove abbiamo i massimi esperti mondiali di questa pratica, ma restare nell'ambito della pesca in apnea.

Molti pescatori si rivolgono a queste scuole per migliorare le prestazioni non per avvicinare una vera cultura apneistica e mentre l'apnea ricreativa si svolge sempre con assistenza, sappiamo benissimo che invece la pesca si svolge prevalentemente in solitario. Le volte che la battuta di pesca si pratica in coppia con rigida assistenza del compagno sono rare, quasi sempre i partecipanti ad una battuta si separano per ragioni venatorie e per non battere territorio già affrontato del compagno.

La pesca subacquea praticata è prevalentemente una disciplina individuale e solitaria.

Il pescatore, spesso, cerca l'isolamento mistico e venatorio con il mare e i suoi abitanti, obbligarlo alla pesca di coppia non sarebbe ben accetto, tuttavia, è consigliabile nel caso della pesca estrema a grandi profondità anche se, pur con l'assistenza del compagno, questo potrebbe fare molto poco...oltre certe quote, ad esempio oltre i trenta metri, il recupero di un corpo inanimato è praticamente impossibile.

In conclusione la pesca estrema anche in coppia è sempre sconsigliabile: si mette a rischio oltre alla propria vita quella del compagno: convinti di poter contare sull'assistenza del compagno esasperiamo le nostre prestazioni!.

Sono dell'opinione che le scuole di apnea dovrebbero distinguere e separare gli allievi pescatori da quelli interessati all'apnea ricreativa, facendo riferimento anche a tecniche di apnea differenti.

Non voglio alimentare polemiche rimarcando brevemente che le attuali scuole fanno riferimento ad agonisti di questa disciplina, agonismo che per fortuna è stato ridimensionato dalla federazione mondiale delle attività subacquee (CMAS)


 

L'emulazione di imprese proposte nei video di pesca subacquea

La nostra società, oltre ad essere fortemente competitiva è permeata dalle immagini: è l'opinione degli studiosi di comunicazione!

Immagini che condizionano le scelte della nostra vita in quanto, prese come riferimento, alimentano la fantasia proiettando la nostra realtà in una dimensione virtuale. Questo distacco dalla realtà individuale dello spettatore cui portano le immagini anche documentaristiche è il pericolo celato dietro i video di pesca subacquea. Lo spirito competitivo dello spettatore può trovare lo spunto per emulare le azioni di caccia subacquea estrema.

Senza dubbio l'approccio alla pesca subacquea non basata sulle prestazioni ma sulla intelligenza dell'azione di caccia, proposta nei miei primi due video sull'agguato nel basso fondo, ha riavvicinato tanti appassionati che si sentivano tagliati fuori da certe imprese atletiche limite, discutibili, evidenziate dalle riviste del settore e da una certa cultura agonistica della pesca.

La nuova strategia dell'agguato certo non sconosciuta, ma da me canonizzata e pubblicizzata con una interpretazione personale in video e articoli ha raccolto molti consensi ed allargato la cerchia degli utenti della nostra disciplina ed oggi si può dire che nel nostro paese, ma anche negli altri che si affacciano sul Mediterraneo non soffra di quella crisi tanto paventata negli anni di fine secolo scorso.

Gli anni successivi, però, ho realizzato anche un altro genere di video dove ho proposto una variante della stessa strategia:l'agguato profondo, una pesca estrema che mi ha lasciato dei dubbi sulla liceità della sua divulgazione, al punto di aver suggerito all'impresario di questi primi documentari di porre in copertina

Attenzione: L'emulazione delle tecniche di pesca praticate alle profondità mostrate in questo video è da ritenersi estremamente pericolosa senza una adeguata preparazione psicofisica.

La mitizzazione della mia persona come conseguenza del grande successo di questi primi video ha reso ancora più pericoloso il messaggio che potevano trasmettere le immagini che vi proponevo.

“I miti sono idee che ci possiedono con mezzi che non sono logici ma psicologici, e quindi radicati nel fondo della nostra anima, dove anche la luce della ragione fatica a far giungere il suo raggio” Umberto Galimberti ( filosofo, psicanalista , docente universitario) I MITI DEL NOSTRO TEMPO

Che qualche appassionato non adeguatamente preparato, rischiasse la sua vita per inseguire un mito, mi ha terrorizzato!.

Abbiamo delle responsabilità nei confronti dei nostri simili che travalicano l'esigenza di documentare ciò che facciamo in attività limite, per questo sono giunto alla conclusione che “certe attività è meglio non farle vedere” e se le mostriamo dobbiamo far presente il rischio e la loro pericolosità