Diecimila ore


Diecimila ore di pratica è la misura comunemente assunta per indicare il tempo che occorre per diventare un <professionista> nel proprio campo” Richard Sennett (L'uomo artigiano).

 

Il famoso sociologo ed anche altri ricercatori del settore valutano un arco di tempo così lungo, come quello necessario per diventare esperti nel proprio settore di specializzazione.

 

Equivale ad un addestramento di tre ore al giorno per dieci anni.

 

Questo vale per discipline sportive, attività artigianali, attività professionali.

 

La pesca subacquea, a mio parere, non si discosta dalle altre attività umane per raggiungere livelli d'eccellenza, anzi, richiede , oltre all'abilità strategica e di tiro, doti di condizione atletica particolari,si può affermare perciò che sono necessarie almeno diecimila ore anche per diventare pescatori esperti.

 

E' lecito un paragone tra l'abilità nella pesca subacquea e quella nelle moderne discipline professionali?

 

 

La pesca subacquea rientra in quelle discipline correlate alle attività venatorie Nel passato ci si riferiva alla caccia come all'arte venatoria, un'abilità disprezzata da molti contemporanei ma così importante, un tempo, per la sopravvivenza. L'intelligenza dell'uomo ancestrale, infatti, trovava la sua massima espressione nella abilità di procurarsi il cibo e nello sfuggire a sua volta dai predatori.

 

Al giorno d'oggi, si preferiscono altre espressioni artistiche non cruente e si demanda a pochi operatori nascosti nei mattatoi o su pescherecci lontani dalla terra ferma e dagli occhi di tutti, la preparazione della carne di cui i moderni artisti e tutti gli altri uomini si ciberanno, disprezzando un'arte antica praticata ormai da pochi, che trova espressione nelle pareti delle grotte come quelle di Altamira di Lascaux o di. Chauvet, luoghi di rappresentazioni rupestri ricchi di significato simbolici relativamente all'abilità nella caccia

 

La caccia può diventare un'arte, come la rappresentazione di se stessa.

 

Questa affermazione forse farà rabbrividire un moderno animalista: uccidere un animale una forma artistica?

 

Pablo Picasso dopo la visita alle grotte di Altamira esclamò “Dopo Altamira , tutto è decadenza” e l'artista del Paleolitico, nelle rappresentazioni rupestri si era ispirato proprio alle scene di caccia...

 

Gli antichi la chiamavano ars venandi perché già in tempi lontani catturare un animale selvatico senza disporre di lungi artigli o denti affilati per un animale inadatto come l'uomo ad una attività di predazione, rappresentava la manifestazione di abilità oltre che di grande coraggio ed intelligenza.

 

L'arte nella caccia, vista con gli occhi dei nostri antenati, è una abilità molto particolare perché il selvatico risponde alle insidie del cacciatore in maniera sempre diversa pur seguendo schemi difensivi tipici della sua specie, il cacciatore perciò deve creare spesso modelli nuovi di cattura, inventare formule nuove nell'insidiare la sua preda.

 

 

Alcuni possono pensare che questo tipo di argomentazioni oggi abbiano perso il loro significato antico, la maggior parte degli umani contemporanei vivono in metropoli maleodoranti e non hanno occasione di vedere alcun selvatico , figuriamoci pensare di catturarlo e di mangiarlo, cosa che per la maggior parte di questi mutanti è un'eresia!

 

Tuttavia, l'ars venandi che sulla terra ferma ha perso molto del suo fascino e della sostenibilità, in mare è forse il tipo di pratica venatoria più selettivo ed ecocompatibile. Nel mare infatti è in opera uno sterminio di massa di tutte le specie commestibili da parte della pesca industriale che di artistico ha ben poco...

 

Quei cacciatori che con la forza delle loro gambe si spingono negli abissi per catturare con un'arma primitiva (una balestra) il pesce da mangiare, rappresentano l'unica continuità culturale con la forma di caccia primitiva degli antenati che possiamo identificare, idealmente, con i pittori delle grotte di Altamira.

 

Cacciare un pesce sott'acqua richiede un condizionamento molto lungo: molti catturano pesci, pochi lo fanno seguendo i canoni della “ars venandi “, la maggior parte esercita una semplice tecnica, applica uno schema di attacco di successo e si affida al caso.

 

L'abilità, nella nostra disciplina, non è il semplice coordinamento della “triade della mano intelligente”, quella tra mano occhio e mente che obbligava gli artigiani rinascimentali ad esercitarsi continuativamente per sette anni cinque ore al giorno nelle botteghe dei maestri: il pescatore subacqueo si muove in un elemento alieno dove non cammina, nuota,dove non respira, resta in apnea con poco ossigeno al cervello e nel contempo, la mente deve raggiungere livelli di concentrazione estrema.

 

L'ars venandi nella pesca subacquea tocca vertici da fantascienza, in un mondo, per i più, irreale!

 

E' opportuno sottolineare che non tutti sono spinti sott'acqua con un attrezzo primitivo per esprimere la propria abilità nell'ars venandi, come molti pittori che imbrattano una tela non intendono realizzare un “Picasso”, ma solo rilassarsi, rappresentare semplicemente ciò che vedono, e nella fattispecie della pesca, agguantare il pesce per la cena.

 

Tuttavia, è innegabile che alcune scene di catture di un pesce, nei video specifici, rappresentino una forma di espressione artistica intesa, in senso lato, come la capacità (frutto dell'esperienza, dell'applicazione individuale e dello studio) di svolgere con abilità creativa una qualunque attività umana.

 

Per questi moderni cacciatori sostenibili, vale la regola di Sennett: almeno diecimila ore per diventare abili maestri.

 

Tutti gli altri: “hanno da faticà!”

 

Perché diecimila ore sono il plafond minimo di pratica?

 

E' possibile raggiungere alti livelli d'abilità nella pesca subacquea senza una applicazione così lunga?

 

A mio parere e per la mia esperienza servono ben oltre le diecimila ore di applicazione, sono richieste oltre alle ore di esercizio attitudini particolari e una forma fisica eccezionale.

 

Va oltremodo precisato che il pescatore della domenica che accumula negli anni le citate diecimila ore di pratica, quasi mai raggiunge l'abilità, la competenza di chi vi si applica continuativamente.

 

La pesca subacquea è una disciplina che richiede soprattutto un allenamento fisico, una preparazione atletica specifica che non si costruisce solo nel fine settimana.

 

L'efficienza della triade intelligente (mente/ mano/ occhio) e uno stato di forma atletica si raggiungono solo con un'attività continuativa e un vero allenamento specifico.

 

Si rassegnino perciò i pescatori del week end: col tempo, forse, diventeranno buoni dilettanti, mai dei veri “maestri”.

 

Gli appassionati di pesca che leggono e soprattutto scrivono sul web, si facciano un esame di coscienza prima di presentarsi come pescatori di buon livello e dispensare consigli, perché un bel pesce catturato, una volta, non fa un grande pescatore, tanto meno un maestro!