Cultura e conoscenze nella pesca subacquea


Quando con i miei video nel 1997 ho proposto una nuova strategia di pesca subacquea, la maggior parte dei pescatori ha colto immediatamente l'innovazione, la nuova cultura che era legata al mio particolare modo di applicare l'agguato subacqueo.

Le riviste cartacee europee si sono adeguate rapidamente ad illustrare il nuovo approccio, la rivista spagnola Pesca Submarina scrisse l'articolo:

“El Crack - Giorgio Dapiran la pesca hecha ciencia” (la pesca diventa scienza), contemporaneamente anche in altre nazioni le riviste hanno pubblicato articoli divulgativi sulla mia <filosofia> di pesca .

Quando, successivamente, ho proposto la scienza, quella vera, della Fisica applicata agli arbalétes , nell'ambiente giornalistico della pesca in apnea non c'è stata un'analoga ovazione di consensi, anzi, il mio impegno come ingegnere è stato ignorato, quasi che, dopo l'acuto di aver intuito, praticato e diffuso un nuovo approccio nel pescare, mi fossi inaridito e scioccamente dedicato alla progettazione.

Molti, in vero, hanno pensato che volessi cavalcare l'onda delle popolarità raggiunta, per far soldi, come hanno cercato di fare alcuni campioni famosi del passato.

 

Tutto ciò, per certi versi, è comprensibile: sono andato a toccare le tasche delle aziende che producevano attrezzature per la pesca subacquea e le riviste cartacee finanziate proprio dalle stesse aziende hanno subito tolto la visibilità al mio nome e alla mia persona.

 

La strategia di pesca che avevo proposto però aveva avuto troppo successo tra gli appassionati, così, in poco tempo, gli articoli pubblicati sulle riviste hanno visto la trasformazione di spietati “tanaioli” in nobili “agguatisti” e la pratica dell'agguato mi è stata scippata dai campioni che fino al giorno prima svuotavano le tane .

 

Spiegato il “voltafaccia” penserà il lettore di questo articolo!

 

A mio parere, però non è solo questa la spiegazione del livore e dell'oblio che, tranne una schiera di sostenitori, tutto un ambiente ha dimostrando nei miei confronti.

 

Un'altra ragione plausibile è l'ignoranza.

 

Mentre era facile capire la carica innovativa, sotto il profilo strategico, di una mia scena di caccia, non era altrettanto banale comprendere l'efficacia e la validità del progetto del mio arbaléte.

 

Pur avendo ampiamente divulgato i principi fisici sui quali avevo fondato il progetto, i miei studi balistici non sono stati mai capiti a fondo, perché chi li leggeva non aveva la cultura scientifica per comprenderli, mentre, chi avrebbe dovuto divulgarli, alcuni colleghi introdotti nelle riviste cartacee e nei social network, hanno preferito vendersi alla non-scienza e come i creazionisti contestano la teoria di Darwin, hanno cercato di farmi passare come un visionario imbonitore una volta famoso, ma ormai intellettualmente decaduto.

 

Il tempo passa e le buone teorie, invece, alla fine trionfano.

 

Ho impiegato dieci anni a far accettare un concetto semplice già noto ad Archimede più di due mila anni fa e padroneggiato dai nostri artigiani armaioli rinascimentali:

 

un'arma deve avere la massa molto più grande del proietto che lancia.”

 

Dieci anni fa quando ho iniziato a proporre studi balistici e a produrre arbalétes, i fucili ad elastici presenti sul mercato erano dominati dai fusti in fibra di carbonio, materiale composito leggerissimo e resistente e dai fusti di alluminio.

 

Sono rimasto affascinato anche io dall'innovativo fusto in carbonio salvo, rendermi conto successivamente nell'impiego, del grosso errore progettuale, contrario ai dettami della fisica applicata.

 

Ma gridare il “re è nudo” a dei sudditi che non hanno occhi, produce uno scarso effetto.

 

La lenta diffusione dei miei arbalétes (tenuta nascosta dalle riviste cartacee ed osteggiata nei social network su Internet) alla fine ha sortito l'effetto di spostare il mercato dal fucile col fusto in carbonio e in alluminio, a quello di legno favorendo il sorgere di una pletora di piccoli artigiani che sta cavalcando l'era del fucile di legno, furbescamente, hanno intuito che è un materiale “povero”, lavorabile da chiunque senza grandi investimenti.

 

Il rischio però è che la tecnologia del legno negli arbalétes diventi una moda , come una moda era dieci anni fa quella del fucile in carbonio.

 

Chi capisce, infatti, perché il legno è meglio dell'alluminio e della fibra di carbonio?

 

Chi conosce la Fisica elementare, quella che si insegna alle scuole medie...

 

La terza legge della dinamica dice che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, mentre la seconda legge, che una forza “F” agente su un corpo di massa “m” provoca una accelerazione “a” secondo la relazione

 

F = m x a

 

applicando la seconda e la terza legge della dinamica si conclude che:

 

Massa asta x velocità dell'asta = Massa fucile x velocità di rinculo

 

Quindi se vogliamo avere una bassa velocità di rinculo del fucile, a parità delle caratteristiche dell'asta e della sua velocità di lancio, bisogna aumentare la massa del fucile.

 

Gli arbalétes in fibra di carbonio o di alluminio è evidente che hanno poca massa quindi allo scoccare del tiro, rinculando, danno una botta incredibile sulla mano.

 

Queste considerazioni sono già state scritte da me su questo sito nel 2001, eppure da allora, sono stati venduti ancora migliaia di fucili di massa modesta sia in alluminio sia in fibra di carbonio, e se ne vendono ancora, con i produttori che li presentano come i più prestanti sul mercato.

 

Viene da chiedersi com'è possibile che ciò accada!

 

Spesso il negoziante o il produttore vanta la “leggerezza” dell'arbaléte facendo una figura “barbina” con un cliente colto, perché nell'acqua gli oggetti galleggiano se hanno un peso specifico minore di quello dell'acqua, quindi non è lo stesso peso che si percepisce impugnando il fucile in aria...E la vantata facilità del brandeggio del fucile leggero è una bufala perché un facile spostamento del fucile dipende in prevalenza dal profilo idrodinamico nella direzione dello spostamento, non dalla massa modesta...

 

Attualmente il mercato dell'arbaléte di buon livello si sta spostando verso la tecnologia dei fusti di legno, non perché produttori , negozianti e pescatori hanno finalmente capito i semplici principi fisici che ho iniziato ad enunciare dieci anni fa, ma perché la diffusione dei miei fucili e il “passa parola” tra i pescatori subacquei ha evidenziato la superiorità di questa tecnologia rispetto a quella del tubo di alluminio o di fibra di carbonio.

 

Sono convinto, tuttavia, che ancora oggi non è ben chiara la “ragione fisica” di questa superiorità.

 

A questo punto non si può fare a meno di indagare sulla “preparazione” culturale dei pescatori subacquei che acquistano arbalétes dai fusti di massa modesta.

 

Purtroppo l'indagine si perde nel passato scolastico e nella cultura scientifica non tanto della mia, quanto delle generazioni successive alla mia e a quel fenomeno che, ahimè, ho contribuito a generare con tutti i coetanei contestatori sessantottini.


 

La scuola

Esprimerò nelle prossime pagine un'analisi della scuola dei nostri giorni molto personale, forse populista, sicuramente radicale di sinistra, che molti lettori è possibile che non condividano, questo capitolo comunque non è necessario per capire la mia tesi sull'ignoranza da parte della maggioranza dei pescatori subacquei dei principi elementari della Fisica classica.

 

Sta di fatto che dai sondaggi effettuati sia dagli organismi dell'ISTAT, che da quelli dell'OCSE i nostri studenti, per cultura e conoscenze tecniche, sono stati classificati tra gli ultimi posti dei paesi occidentali ed in molti casi anche di alcuni paesi africani e asiatici.

 

**

 

Nel '68 ci eravamo opposti ad una scuola autoritaria che, come funzione primaria, voleva manipolarci culturalmente e mentalmente.

 

L'istruzione pubblica, in tutte le società, ha sempre avuto l'obiettivo di adattare i giovani ai programmi e agli interessi della classe dominante. Non è nell'interesse della scuola di Stato sviluppare il pensiero critico, ma di uniformare la dipendenza culturale, l'asservimento delle giovani menti dei dirigenti del “domani” alle esigenze di chi comanda.

 

Il lavaggio del cervello scolastico è stato perpetrato, sempre, sia nei regimi comunisti sia nelle democrazie liberali, la “mente critica” , l'eretico, si è formato al di fuori del percorso culturale scolastico, per letture personali, travaso di esperienze familiari, amicizie, insomma una formazione culturale non ufficiale.

 

Le giovani menti entrano nelle scuole nel momento più formativo, quando sono estremamente malleabili e le modalità di indottrinamento sono più efficaci.

 

Abbiamo visto tutti, nei documentari televisivi, le schiere di giovani allievi nelle “madrasse” , le scuole coraniche, leggere le “sure”, i versetti coranici, scandire il tempo con ritmici movimenti avanti indietro del corpo fino ad inebetirsi, non pensiate che il modello di apprendimento nelle nostre scuole sia più critico.

 

Anche il modello USA fa ampio riferimento al canto di inni nazionali, esaltazioni patriottiche, e nella loro storia non c'è traccia del massacro degli indiani d'America (la Storia che si insegna in tutte le scuole è quella della classe dominante).

 

Solo chi segue studi universitari riesce, poi, a scoprire che esistono mentalità diverse, diverse culture e può visualizzare una critica al Sistema.

 

Resta apparentemente incomprensibile come in questo progetto di asservimento alla cultura dominante si assoggetti anche il corpo docente che dovrà esercitare il ruolo formativo, la nostra società fa spesso riferimento al mito della “libertà di insegnamento” ma non è così che accade nella realtà. Io che ho ho fatto il docente per alcuni anni devo dire che vige un processo di omogeneizzazione del corpo insegnante molto forte all'interno delle scuole sia attraverso i concorsi (la carriera), quando vengono effettuati, sia attraverso l'opera dei direttori scolastici (i presidi). Resta il fatto che ora il corpo docente è volutamente impreparato a svolgere il ruolo di educatori di menti obiettive, gli insegnanti in grado di svolgere questo ruolo sono molto pochi ed annullati dall'opera dei colleghi normalizzati alla cultura della classe dominante.

 

Mi ricordo il mio professore di Italiano delle superiori come una mosca bianca, ci aveva educato a leggere criticamente il quotidiano, a volte entrava con il Corriere della Sera, o il Secolo XIX ci leggeva un articolo e pretendeva che ognuno di noi lo commentasse. Caso raro, molto raro nel nostro sistema scolastico che ho avuto modo di conoscere diventato più grande, quando appena laureato e prima come laureando, avevo provato a fare il docente , tranne scappare da quell'ambiente dopo pochi anni.

 

Fu nelle analisi politiche del '68 che giungemmo alla conclusione che la nostra era una scuola di classe (della classe dominante) che non consentiva, attraverso la selezione, ai figli degli operai di raggiungere i massimi livelli di cultura, mentre lo consentiva al ceto medio e mi ricordo distintamente di aver fatto spesso il discorso che: la selezione operata nelle scuole era una “selezione di classe” perché venivano statisticamente sempre bocciati i figli degli operai.

 

Mai un'analisi fu tanto vera e foriera di tanti disastri!

 

Perché con le nostre lotte, in tutta Italia, arrivammo ad imporre l'abolizione della “selezione di classe” ma con essa si abolì anche quella di merito.

 

Io ero alle soglie della laurea, ormai fuori dalla fase scolastica, sulla nostra generazione però aveva abbondantemente operato la selezione di merito e la selezione per noi era stata l'unico incentivo allo studio.

 

Mi ricordo che ad Architettura, gli anni successivi, si adottò la pratica degli esami di gruppo: uno studiava, gli altri a rimorchio non facevano nulla, alla fine tutti promossi.

 

Ora, nella scuola italiana, vige un sistema che ha abolito ogni tipo di selezione. L'impegno e il profitto scolastico sono crollati e la scuola è diventata un grande area di parcheggio per giovani ignoranti in attesa di una occupazione, mentre lo Stato mantiene una pletora di docenti impreparati, spesso scarti degli impieghi nei ruoli produttivi della società, pagati poco, frustrati e senza ambizioni se non quella di tornare a casa presto per coltivare altre attività più gratificanti.

 

Dopo la mia sono state sfornate diverse generazioni di giovani impreparati, non formati al sacrificio dello studio che urlano al “diritto al lavoro”, lesti solo nell'approfittare delle occasioni grazie ad “incozzi” di tutti i tipi, insomma, sono state forgiate solo generazioni di furbetti.

 

La nuova visione imposta dalla Pubblica Istruzione, è che la scuola deve diventare come un'azienda produttiva: deve sfornare diplomati, inoltre, non è l'alunno che deve sforzarsi di imparare ma il docente che deve attirare l'attenzione dello studente.

 

L'insegnante che boccia non è un buon insegnante per il preside che deve giustificare l'alto numero di bocciati!

 

Si è eliminata la selezione di merito pensando di offrire alle classi sociali inferiori l'opportunità di accedere ai più alti livelli d'istruzione, si è creduto di operare una sorta di perequazione sociale, tranne scoprire, dalle recenti statistiche ISTAT, che la selezione di classe opera ugualmente attraverso altri strumenti perché il figlio dell'operaio, per le statistiche, da grande farà con molta probabilità l'operaio come il padre, mentre il figlio dell'ingegnere sarà probabilmente un laureato. Le categorie sociali riproducono se stesse con pochi passaggi tra una e l'altra e finalmente oggi vediamo un vero discendente di Agnelli alla guida della FIAT , ma che ci faceva quel Marchionni?

 


 

Conclusioni

Le nuove generazioni sono composte da ottimi “consumatori ignoranti” pronti ad assorbire ogni tipo di suggerimento commerciale e a votare chi ha più potere, ma la Fisica?

 

E' il femminile di fisico , quello che si “fa in palestra”!

 

E la seconda e la terza legge della dinamica?

 

Ma chi la conosce...è come andare a chiedere il secondo e il terzo articolo della nostra Costituzione ad un parlamentare.

 

Che serve conoscere la Costituzione se quello che conta è stare al potere.

 

Non è un caso che un calciatore non molto colto faccia la parodia di se stesso in una delle pubblicità più diffuse in questo periodo, ne che le trasmissioni televisive “spazzatura” abbiano i più alti indici di ascolto.

 

Mi devo stupire, allora, se sono pochi i pescatori subacquei italiani che sanno perché io faccio i miei arbalétes di legno?

 

Cinquanta anni fa alle manifestazioni di strada scandivamo: “Potere all'immaginazione”, oggi sarebbe più realistico gridare: “Ignoranza al potere”!

 

Chi ha visto IDOCRAZY, film USA del 2004 dove un nostro contemporaneo si trova sbalzato per un viaggio nel tempo nel 2500 e scopre che gli uomini sono diventati tutti stupidi e diventa, lui persona culturalmente modesta, il presidente degli USA?


Quando con i miei video nel 1997 ho proposto una nuova strategia di pesca subacquea, la maggior parte dei pescatori ha colto immediatamente l'innovazione, la nuova cultura che era legata al mio particolare modo di applicare l'agguato subacqueo.

Le riviste cartacee europee si sono adeguate rapidamente ad illustrare il nuovo approccio, la rivista spagnola Pesca Submarina scrisse l'articolo:

“El Crack - Giorgio Dapiran la pesca hecha ciencia” (la pesca diventa scienza), contemporaneamente anche in altre nazioni le riviste hanno pubblicato articoli divulgativi sulla mia <filosofia> di pesca .

Quando, successivamente, ho proposto la scienza, quella vera, della Fisica applicata agli arbalétes , nell'ambiente giornalistico della pesca in apnea non c'è stata un'analoga ovazione di consensi, anzi, il mio impegno come ingegnere è stato ignorato, quasi che, dopo l'acuto di aver intuito, praticato e diffuso un nuovo approccio nel pescare, mi fossi inaridito e scioccamente dedicato alla progettazione.

Molti, in vero, hanno pensato che volessi cavalcare l'onda delle popolarità raggiunta, per far soldi, come hanno cercato di fare alcuni campioni famosi del passato.

Tutto ciò, per certi versi, è comprensibile: sono andato a toccare le tasche delle aziende che producevano attrezzature per la pesca subacquea e le riviste cartacee finanziate proprio dalle stesse aziende hanno subito tolto la visibilità al mio nome e alla mia persona.

La strategia di pesca che avevo proposto però aveva avuto troppo successo tra gli appassionati, così, in poco tempo, gli articoli pubblicati sulle riviste hanno visto la trasformazione di spietati “tanaioli” in nobili “agguatisti” e la pratica dell'agguato mi è stata scippata dai campioni che fino al giorno prima svuotavano le tane .

Spiegato il “voltafaccia” penserà il lettore di questo articolo!

A mio parere, però non è solo questa la spiegazione del livore e dell'oblio che, tranne una schiera di sostenitori, tutto un ambiente ha dimostrando nei miei confronti.

Un'altra ragione plausibile è l'ignoranza.

Mentre era facile capire la carica innovativa, sotto il profilo strategico, di una mia scena di caccia, non era altrettanto banale comprendere l'efficacia e la validità del progetto del mio arbaléte.

Pur avendo ampiamente divulgato i principi fisici sui quali avevo fondato il progetto, i miei studi balistici non sono stati mai capiti a fondo, perché chi li leggeva non aveva la cultura scientifica per comprenderli, mentre, chi avrebbe dovuto divulgarli, alcuni colleghi introdotti nelle riviste cartacee e nei social network, hanno preferito vendersi alla non-scienza e come i creazionisti contestano la teoria di Darwin, hanno cercato di farmi passare come un visionario imbonitore una volta famoso, ma ormai intellettualmente decaduto.

Il tempo passa e le buone teorie, invece, alla fine trionfano.

Ho impiegato dieci anni a far accettare un concetto semplice già noto ad Archimede più di due mila anni fa e padroneggiato dai nostri artigiani armaioli rinascimentali:

un'arma deve avere la massa molto più grande del proietto che lancia.”

Dieci anni fa quando ho iniziato a proporre studi balistici e a produrre arbalétes, i fucili ad elastici presenti sul mercato erano dominati dai fusti in fibra di carbonio, materiale composito leggerissimo e resistente e dai fusti di alluminio.

Sono rimasto affascinato anche io dall'innovativo fusto in carbonio salvo, rendermi conto successivamente nell'impiego, del grosso errore progettuale, contrario ai dettami della fisica applicata.

Ma gridare il “re è nudo” a dei sudditi che non hanno occhi, produce uno scarso effetto.

La lenta diffusione dei miei arbalétes (tenuta nascosta dalle riviste cartacee ed osteggiata nei social network su Internet) alla fine ha sortito l'effetto di spostare il mercato dal fucile col fusto in carbonio e in alluminio, a quello di legno favorendo il sorgere di una pletora di piccoli artigiani che sta cavalcando l'era del fucile di legno, furbescamente, hanno intuito che è un materiale “povero”, lavorabile da chiunque senza grandi investimenti.

Il rischio però è che la tecnologia del legno negli arbalétes diventi una moda , come una moda era dieci anni fa quella del fucile in carbonio.

Chi capisce, infatti, perché il legno è meglio dell'alluminio e della fibra di carbonio?

Chi conosce la Fisica elementare, quella che si insegna alle scuole medie...

La terza legge della dinamica dice che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, mentre la seconda legge, che una forza “F” agente su un corpo di massa “m” provoca una accelerazione “a” secondo la relazione

F = m x a

applicando la seconda e la terza legge della dinamica si conclude che:

Massa asta x velocità dell'asta = Massa fucile x velocità di rinculo

Quindi se vogliamo avere una bassa velocità di rinculo del fucile, a parità delle caratteristiche dell'asta e della sua velocità di lancio, bisogna aumentare la massa del fucile.

Gli arbalétes in fibra di carbonio o di alluminio è evidente che hanno poca massa quindi allo scoccare del tiro, rinculando, danno una botta incredibile sulla mano.

Queste considerazioni sono già state scritte da me su questo sito nel 2001, eppure da allora, sono stati venduti ancora migliaia di fucili di massa modesta sia in alluminio sia in fibra di carbonio, e se ne vendono ancora, con i produttori che li presentano come i più prestanti sul mercato.

Viene da chiedersi com'è possibile che ciò accada!

Spesso il negoziante o il produttore vanta la “leggerezza” dell'arbaléte facendo una figura “barbina” con un cliente colto, perché nell'acqua gli oggetti galleggiano se hanno un peso specifico minore di quello dell'acqua, quindi non è lo stesso peso che si percepisce impugnando il fucile in aria...E la vantata facilità del brandeggio del fucile leggero è una bufala perché un facile spostamento del fucile dipende in prevalenza dal profilo idrodinamico nella direzione dello spostamento, non dalla massa modesta...

Attualmente il mercato dell'arbaléte di buon livello si sta spostando verso la tecnologia dei fusti di legno, non perché produttori , negozianti e pescatori hanno finalmente capito i semplici principi fisici che ho iniziato ad enunciare dieci anni fa, ma perché la diffusione dei miei fucili e il “passa parola” tra i pescatori subacquei ha evidenziato la superiorità di questa tecnologia rispetto a quella del tubo di alluminio o di fibra di carbonio.

Sono convinto, tuttavia, che ancora oggi non è ben chiara la “ragione fisica” di questa superiorità.

A questo punto non si può fare a meno di indagare sulla “preparazione” culturale dei pescatori subacquei che acquistano arbalétes dai fusti di massa modesta.

Purtroppo l'indagine si perde nel passato scolastico e nella cultura scientifica non tanto della mia, quanto delle generazioni successive alla mia e a quel fenomeno che, ahimè, ho contribuito a generare con tutti i coetanei contestatori sessantottini.


 

La scuola

Esprimerò nelle prossime pagine un'analisi della scuola dei nostri giorni molto personale, forse populista, sicuramente radicale di sinistra, che molti lettori è possibile che non condividano, questo capitolo comunque non è necessario per capire la mia tesi sull'ignoranza da parte della maggioranza dei pescatori subacquei dei principi elementari della Fisica classica.

Sta di fatto che dai sondaggi effettuati sia dagli organismi dell'ISTAT, che da quelli dell'OCSE i nostri studenti, per cultura e conoscenze tecniche, sono stati classificati tra gli ultimi posti dei paesi occidentali ed in molti casi anche di alcuni paesi africani e asiatici.

**

Nel '68 ci eravamo opposti ad una scuola autoritaria che, come funzione primaria, voleva manipolarci culturalmente e mentalmente.

L'istruzione pubblica, in tutte le società, ha sempre avuto l'obiettivo di adattare i giovani ai programmi e agli interessi della classe dominante. Non è nell'interesse della scuola di Stato sviluppare il pensiero critico, ma di uniformare la dipendenza culturale, l'asservimento delle giovani menti dei dirigenti del “domani” alle esigenze di chi comanda.

Il lavaggio del cervello scolastico è stato perpetrato, sempre, sia nei regimi comunisti sia nelle democrazie liberali, la “mente critica” , l'eretico, si è formato al di fuori del percorso culturale scolastico, per letture personali, travaso di esperienze familiari, amicizie, insomma una formazione culturale non ufficiale.

Le giovani menti entrano nelle scuole nel momento più formativo, quando sono estremamente malleabili e le modalità di indottrinamento sono più efficaci.

Abbiamo visto tutti, nei documentari televisivi, le schiere di giovani allievi nelle “madrasse” , le scuole coraniche, leggere le “sure”, i versetti coranici, scandire il tempo con ritmici movimenti avanti indietro del corpo fino ad inebetirsi, non pensiate che il modello di apprendimento nelle nostre scuole sia più critico.

Anche il modello USA fa ampio riferimento al canto di inni nazionali, esaltazioni patriottiche, e nella loro storia non c'è traccia del massacro degli indiani d'America (la Storia che si insegna in tutte le scuole è quella della classe dominante).

Solo chi segue studi universitari riesce, poi, a scoprire che esistono mentalità diverse, diverse culture e può visualizzare una critica al Sistema.

Resta apparentemente incomprensibile come in questo progetto di asservimento alla cultura dominante si assoggetti anche il corpo docente che dovrà esercitare il ruolo formativo, la nostra società fa spesso riferimento al mito della “libertà di insegnamento” ma non è così che accade nella realtà. Io che ho ho fatto il docente per alcuni anni devo dire che vige un processo di omogeneizzazione del corpo insegnante molto forte all'interno delle scuole sia attraverso i concorsi (la carriera), quando vengono effettuati, sia attraverso l'opera dei direttori scolastici (i presidi). Resta il fatto che ora il corpo docente è volutamente impreparato a svolgere il ruolo di educatori di menti obiettive, gli insegnanti in grado di svolgere questo ruolo sono molto pochi ed annullati dall'opera dei colleghi normalizzati alla cultura della classe dominante.

Mi ricordo il mio professore di Italiano delle superiori come una mosca bianca, ci aveva educato a leggere criticamente il quotidiano, a volte entrava con il Corriere della Sera, o il Secolo XIX ci leggeva un articolo e pretendeva che ognuno di noi lo commentasse. Caso raro, molto raro nel nostro sistema scolastico che ho avuto modo di conoscere diventato più grande, quando appena laureato e prima come laureando, avevo provato a fare il docente , tranne scappare da quell'ambiente dopo pochi anni.

Fu nelle analisi politiche del '68 che giungemmo alla conclusione che la nostra era una scuola di classe (della classe dominante) che non consentiva, attraverso la selezione, ai figli degli operai di raggiungere i massimi livelli di cultura, mentre lo consentiva al ceto medio e mi ricordo distintamente di aver fatto spesso il discorso che: la selezione operata nelle scuole era una “selezione di classe” perché venivano statisticamente sempre bocciati i figli degli operai.

Mai un'analisi fu tanto vera e foriera di tanti disastri!

Perché con le nostre lotte, in tutta Italia, arrivammo ad imporre l'abolizione della “selezione di classe” ma con essa si abolì anche quella di merito.

Io ero alle soglie della laurea, ormai fuori dalla fase scolastica, sulla nostra generazione però aveva abbondantemente operato la selezione di merito e la selezione per noi era stata l'unico incentivo allo studio.

Mi ricordo che ad Architettura, gli anni successivi, si adottò la pratica degli esami di gruppo: uno studiava, gli altri a rimorchio non facevano nulla, alla fine tutti promossi.

Ora, nella scuola italiana, vige un sistema che ha abolito ogni tipo di selezione. L'impegno e il profitto scolastico sono crollati e la scuola è diventata un grande area di parcheggio per giovani ignoranti in attesa di una occupazione, mentre lo Stato mantiene una pletora di docenti impreparati, spesso scarti degli impieghi nei ruoli produttivi della società, pagati poco, frustrati e senza ambizioni se non quella di tornare a casa presto per coltivare altre attività più gratificanti.

Dopo la mia sono state sfornate diverse generazioni di giovani impreparati, non formati al sacrificio dello studio che urlano al “diritto al lavoro”, lesti solo nell'approfittare delle occasioni grazie ad “incozzi” di tutti i tipi, insomma, sono state forgiate solo generazioni di furbetti.

La nuova visione imposta dalla Pubblica Istruzione, è che la scuola deve diventare come un'azienda produttiva: deve sfornare diplomati, inoltre, non è l'alunno che deve sforzarsi di imparare ma il docente che deve attirare l'attenzione dello studente.

L'insegnante che boccia non è un buon insegnante per il preside che deve giustificare l'alto numero di bocciati!

Si è eliminata la selezione di merito pensando di offrire alle classi sociali inferiori l'opportunità di accedere ai più alti livelli d'istruzione, si è creduto di operare una sorta di perequazione sociale, tranne scoprire, dalle recenti statistiche ISTAT, che la selezione di classe opera ugualmente attraverso altri strumenti perché il figlio dell'operaio, per le statistiche, da grande farà con molta probabilità l'operaio come il padre, mentre il figlio dell'ingegnere sarà probabilmente un laureato. Le categorie sociali riproducono se stesse con pochi passaggi tra una e l'altra e finalmente oggi vediamo un vero discendente di Agnelli alla guida della FIAT , ma che ci faceva quel Marchionni?


 

Conclusioni

Le nuove generazioni sono composte da ottimi “consumatori ignoranti” pronti ad assorbire ogni tipo di suggerimento commerciale e a votare chi ha più potere, ma la Fisica?

E' il femminile di fisico , quello che si “fa in palestra”!

E la seconda e la terza legge della dinamica?

Ma chi la conosce...è come andare a chiedere il secondo e il terzo articolo della nostra Costituzione ad un parlamentare.

Che serve conoscere la Costituzione se quello che conta è stare al potere.

Non è un caso che un calciatore non molto colto faccia la parodia di se stesso in una delle pubblicità più diffuse in questo periodo, ne che le trasmissioni televisive “spazzatura” abbiano i più alti indici di ascolto.

Mi devo stupire, allora, se sono pochi i pescatori subacquei italiani che sanno perché io faccio i miei arbalétes di legno?

Cinquanta anni fa alle manifestazioni di strada scandivamo: “Potere all'immaginazione”, oggi sarebbe più realistico gridare: “Ignoranza al potere”!

Chi ha visto IDOCRAZY, film USA del 2004 dove un nostro contemporaneo si trova sbalzato per un viaggio nel tempo nel 2500 e scopre che gli uomini sono diventati tutti stupidi e diventa, lui persona culturalmente modesta, il presidente degli USA?