Rettifica sul cervello del polpo e capacità cognitive degli animali


Nella pubblicazione “La cultura del dentice” in un paragrafo intitolato “Il caso del polpo” scrivo che il polpo pur avendo un cervello con un basso numero di neuroni rispetto ai vertebrati, dimostra una intelligenza sorprendente.

 

Avevo preso questa informazione sul cervello del polpo da una vecchia pubblicazione divulgativa sui cervelli animali curata da Piero Angela e venduta nelle edicole, nella quale si scriveva anche che la maggior parte dei neuroni del polpo era deputata al funzionamento e al controllo dei tentacoli.

 

Di recente ho letto invece sulla rivista “Mente e Cervello” un articolo di Paul Patton (ricercatore presso la Bowling Green State University dove si occupa di neuroscienze computazionali e comportamentali) che sostiene una tesi completamente diversa, a mio parere più convincente non essendo espressa da un divulgatore scientifico, ma da un vero ricercatore, quindi, rettifico quanto ho asserito: che il cervello del polpo possieda solo 800.000 neuroni.

 

Patton sostiene:

 

“Si stima che il cervello del polpo contenga 170 milioni di neuroni, numero paragonabile a quello di alcuni vertebrati”.

L'analisi del ricercatore si rivolge all'analisi dei cervelli animali e alla loro abilità cognitiva in una panoramica molto interessante. Relativamente ai cefalopodi nei quali rientrano appunto il polpo, la seppia e il calamaro, rende noto che questa classe di molluschi si è evoluta indipendentemente dagli altri phyla ovvero degli altri animali catalogati nella categoria sistematica superiore alla “classe”. La struttura del cervello del polpo è diversa da quella di tutti gli altri animali e particolarmente originale: i tentacoli sono organi sensibilissimi e

“ contengono un numero di neuroni pari a quello presente nel cervello tanto che se un tentacolo viene amputato il polpo continua ad essere in grado di compiere movimenti coordinati”.

 

Lo stesso ricercatore dichiara che il polpo è in grado di classificare gli oggetti in base alla dimensione e la forma e può orientarsi all'interno di un labirinto semplice (abilità comprensibile vista la complessità dei meandri del fondale dove abitualmente trova rifugio).

 

Cita i due scienziati italiani (Graziano Fiorito e Pietro Scotto) che hanno dimostrato che il polpo impara anche ad eseguire nuove manovre semplicemente osservando il comportamento di un suo conspecifico, abilità che fa supporre, a mio avviso, che il suo cervello disponga dei neuroni specchio recentemente scoperti da Rezzolati nel cervello umano o un tipo di neuroni che svolgano la stessa funzione.

 

Patton cita il famoso esperimento condotto dai due scienziati italiani, del polpo che in una vasca separata impara a scegliere la palla colorata del colore giusto tra due di colore diverso soltanto seguendo le azioni di due polpi addestrati in un'altra vasca (cibo come ricompensa, scossa elettrica come punizione).

 

L'evoluzione del cervello negli animali non è stata lineare attraverso complessità e capacità crescenti, fino a giungere alla complessità del cervello dell'uomo, ma i processi evolutivi si sono sviluppati indipendentemente per ogni specie formando intelligenze diverse funzionali alla loro sopravvivenza.

 

L'intelligenza umana perciò non è superiore a quella di certi animali è semplicemente diversa.

 

L'intelligenza non coincide necessariamente con la capacità di costruire utensili.

 

L'intelligenza spaziale di uccelli e anche degli animali marini, ad esempio, è senza dubbio superiore a quella dell'uomo.

 

Il gruppo dei pesci moderni , i teleostei, si è evoluto 200 milioni di anni fa successivamente ai progenitori dei vertebrati sbarcati sulla terra ferma, quindi l'intelligenza dei pesci che conosciamo noi si è evoluta distintamente da quella dei nostri progenitori.

 

All'interno dei pesci, quelli cartilaginei (squali e razze...) si sono evoluti in maniera ancora diversa dai pesci ossei, alcuni hanno addirittura un cervello più grande e capacità ancora insondate. Aspettiamoci che squali e razze rivelino un cervello con capacità superiori a quelle dei pesci che conosciamo.

 

Questi studi rivelano che una parte del prosencefalo potrebbe avere una funzione simile al nostro ippocampo che è coinvolto anche nella elaborazione delle emozioni, quindi che anche i pesci possano disporre di un sistema simile a quello limbico.

 

Questo non fa che confermare le mie osservazioni sui possibili sentimenti espressi dai pesci.