Empatia


La parola Empatia deriva dal greco "εμπαθεια" (empateia, a sua volta composta da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento"), veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico.

Nel suo libro: The mating mind , Geoffrey Miller scrive:

« l'empatia si sarebbe sviluppata perché mettersi nei panni dell'altro per sapere cosa pensa e come reagirebbe costituisce un importante fattore di sopravvivenza in un mondo in cui l'uomo è in continua competizione con gli altri uomini. »

Il termine “empatia” nasce per un uso umano e lo studio nel regno animale è stato fortemente scoraggiato dalla posizione degli etologi comportamentisti che scoraggiavano l'attribuzione di sentimenti umani agli animali, poi nel 1959 Russell Church ha pubblicato un articolo rivoluzionario: “Reazioni emotive dei ratti al dolore altrui” basato sulla sua ricerca delle reazioni di alcuni ratti che interrompevano la richiesta di cibo quando vedevano un loro simile ricevere una scossa dal pavimento elettrificato.

Negli anni successivi il lavoro di Church ha ispirato molte altre ricerche che tutt'oggi lasciano dei dubbi se le reazioni empatiche siano il frutto di processi neurali basilari o si possano spiegare ricorrendo ai neuroni a specchio.

 

Ho scoperto questa capacità di provare empatia , questo legame emotivo così socialmente complesso, anche nei pesci dalle abitudini gregarie , come le ricciole.

La reazione del branco, carica di emotività, di fronte alla compagna di branco ferita che mostro nel documentario “Agguato profondo 2” è ricca di significato e si è ripetuta in tante altre catture, non soltanto nella mia esperienza ma anche in quella di molti altri pescatori subacquei al punto che è invalsa l'abitudine di trattenere la prima ricciola ferita per avvicinare il branco con un secondo fucile e continuare la cattura di altri pesci.

Scoprire nella mente di un animale così antico gli stessi processi neurologici che condizionano il comportamento di un essere umano rivela che questo processo neurale è emerso per la prima volta nei nostri antenati animali.

Un filo evolutivo continuo tiene uniti tutti gli animali di questo pianeta.

Riguardando la scena della ricciola ferita e il comportamento delle compagne di branco si nota un particolare inquietante: la distanza che i pesci tengono dai conspecifici durante il nuoto, solitamente, ha delle regole precise, la linea laterale e la vista coordinano le informazioni percettive nello stabilire la “distanza vitale” dal compagno di branco, distanza minima che si potrebbe misurare e troveremmo identica tra ogni individuo e l'altro del branco, mentre nel caso specifico del pesce catturato, le ricciole si avvicinano quasi a sfiorare i conspecifici e i movimenti fanno supporre non soltanto che ciò avvenga per migliorare la visione, che d'altra parte, nell'apparato visivo del pesce anche se miope non migliora avvicinandosi a pochi centimetri, ma probabilmente per annusare, intensificare la percezione dell'odore del sangue.

Sembra che il comportamento empatico di questi pesci sia il primo passo dello sviluppo verso gli obblighi sociali di prendersi cura dei feriti o dei compagni di gruppo che si trovano in difficoltà.

Questi comportamenti salendo nella scala evolutiva delle specie trova riscontro in tutti gli animali gregari vertebrati, che nel caso specifico delle ricciole della stessa taglia presumibilmente sono dei consanguinei, si apre allora un altro campo di indagine comportamentale: la solidarietà all'interno del proprio gruppo di consanguinei per portare al successo evolutivo quello specifico bagaglio genetico.

Gli esperimenti in questo campo continuano e sono molto attuali sui topi e i primati e mentre sono stati osservati a livello dei mammiferi acquatici, per ora l'unica documentazione che mi risulta essere per i pesci è proprio quella del mio documentario, segno che anche dalla caccia si possono trarre utili informazioni etologiche.

Empatia

La parola Empatia deriva dal greco "εμπαθεια" (empateia, a sua volta composta da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento"), veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico.

Nel suo libro: The mating mind , Geoffrey Miller scrive:

 

 

 

 

« l'empatia si sarebbe sviluppata perché mettersi nei panni dell'altro per sapere cosa pensa e come reagirebbe costituisce un importante fattore di sopravvivenza in un mondo in cui l'uomo è in continua competizione con gli altri uomini. »

Il termine “empatia” nasce per un uso umano e lo studio nel regno animale è stato fortemente scoraggiato dalla posizione degli etologi comportamentisti che scoraggiavano l'attribuzione di sentimenti umani agli animali, poi nel 1959 Russell Church ha pubblicato un articolo rivoluzionario: “Reazioni emotive dei ratti al dolore altrui” basato sulla sua ricerca delle reazioni di alcuni ratti che interrompevano la richiesta di cibo quando vedevano un loro simile ricevere una scossa dal pavimento elettrificato.

Negli anni successivi il lavoro di Church ha ispirato molte altre ricerche che tutt'oggi lasciano dei dubbi se le reazioni empatiche siano il frutto di processi neurali basilari o si possano spiegare ricorrendo ai neuroni a specchio.

Ho scoperto questa capacità di provare empatia , questo legame emotivo così socialmente complesso, anche nei pesci dalle abitudini gregarie , come le ricciole.

La reazione del branco, carica di emotività, di fronte alla compagna di branco ferita che mostro nel documentario “Agguato profondo 2” è ricca di significato e si è ripetuta in tante altre catture, non soltanto nella mia esperienza ma anche in quella di molti altri pescatori subacquei al punto che è invalsa l'abitudine di trattenere la prima ricciola ferita per avvicinare il branco con un secondo fucile e continuare la cattura di altri pesci.

Scoprire nella mente di un animale così antico gli stessi processi neurologici che condizionano il comportamento di un essere umano rivela che questo processo neurale è emerso per la prima volta nei nostri antenati animali.

Un filo evolutivo continuo tiene uniti tutti gli animali di questo pianeta.

Riguardando la scena della ricciola ferita e il comportamento delle compagne di branco si nota un particolare inquietante: la distanza che i pesci tengono dai conspecifici durante il nuoto, solitamente, ha delle regole precise, la linea laterale e la vista coordinano le informazioni percettive nello stabilire la “distanza vitale” dal compagno di branco, distanza minima che si potrebbe misurare e troveremmo identica tra ogni individuo e l'altro del branco, mentre nel caso specifico del pesce catturato, le ricciole si avvicinano quasi a sfiorare i conspecifici e i movimenti fanno supporre non soltanto che ciò avvenga per migliorare la visione, che d'altra parte, nell'apparato visivo del pesce anche se miope non migliora avvicinandosi a pochi centimetri, ma probabilmente per annusare, intensificare la percezione dell'odore del sangue.

Sembra che il comportamento empatico di questi pesci sia il primo passo dello sviluppo verso gli obblighi sociali di prendersi cura dei feriti o dei compagni di gruppo che si trovano in difficoltà.

Questi comportamenti salendo nella scala evolutiva delle specie trova riscontro in tutti gli animali gregari vertebrati, che nel caso specifico delle ricciole della stessa taglia presumibilmente sono dei consanguinei, si apre allora un altro campo di indagine comportamentale: la solidarietà all'interno del proprio gruppo di consanguinei per portare al successo evolutivo quello specifico bagaglio genetico.

Gli esperimenti in questo campo continuano e sono molto attuali sui topi e i primati e mentre sono stati osservati a livello dei mammiferi acquatici, per ora l'unica documentazione che mi risulta essere per i pesci è proprio quella del mio documentario, segno che anche dalla caccia si possono trarre utili informazioni etologiche.