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La mia nuova vita
Scritto da Giorgio Dapiran   
Lunedì 07 Dicembre 2015 13:12

La mia nuova vita

L’articolo “Me ne vado via” può aver lasciato qualche perplessità al lettore, un <punto interrogativo> sulla mia nuova vita e le relative scelte esistenziali. Alcuni appassionati della pesca subacquea sono rimasti sorpresi e un po’ disorientati di fronte alla dichiarazione che mi sarei stabilito all’estero.

Per fare cosa? Soprattutto, per sempre, o per superare un periodo di scoramento (comune a molti italiani in questo periodo) per gli effetti della crisi economica che ha colpito l’Italia nel settore manifatturiero?

Non voglio tornare sull’argomento <qualità della vita> che il cittadino italiano trova nel suo paese, ormai in fondo a qualunque classifica mondiale o europea.

 Inutile scrivere che fare l’imprenditore in ITALIA, oggi è penalizzante e rischioso, non c’è certezza del <diritto> e lavora con una spada di Damocle sul collo: le leggi riguardanti gli obblighi delle aziende sono numerosissime e a volte contraddittorie, anche il commercialista più esperto può farti incorrere in brutte esperienze come quella che mi è capitata di recente con l’INPS.

 

 L’imprenditore italiano ha un socio occulto, lo Stato, che chiede molto, offrendo poco, insomma, l’azienda <Stato Italiano> non funziona: la burocrazia affossa ogni volontà d’iniziative produttive, troppo leggi contraddittorie e inutili, troppi Enti che richiedono obblighi, a volte assurdi, alzando i costi generali dell’impresa.

 In contrapposizione e in alternativa a questo quadro deprimente, cercando anche uno sbocco esistenziale ho <vissuto> tre inverni- primavere gradevoli in un’isola dell’oceano Atlantico di fronte al Marocco, Tenerife, provincia esterna dello Stato Spagnolo.

Non è solo l’insoddisfazione e la nausea della mia condizione di cittadino e imprenditore italiano che mi ha spinto a migrare: d’inverno la temperatura media dell’acqua del Mediterraneo scende a 13  °C rendendo sgradevole e logorante l’immersione e la pesca subacquea, quando, per il mio lavoro di progettista e collaudatore della relativa  attrezzatura è necessaria una pratica in mare quasi quotidiana. La temperatura dell’acqua nell’oceano che lambisce Tenerife, anche d’inverno, non scende quasi mai sotto i 19° C, con una temperatura esterna che mediamente si aggira sui 22/24 °C, l’isola canaria, perciò, offre l’ambiente ideale per continuare la mia attività anche nella stagione fredda, per chi vive in Italia! 

In conclusione, tre questioni essenziali mi hanno allontanato dal mio paese:

 

  • ·         La qualità della vita.
  • ·         La certezza del diritto che regola l’attività delle imprese.
  • ·         Il clima invernale mediterraneo diventato troppo rigido per la mia età.

Me ne sono andato con alcuni progetti da realizzare nella valigia ma, a tre anni dall’inizio di quest’avventura all’estero, questi si sono rivelati tutti impraticabili:

 

  1.  Le condizioni meteo-marine dell’oceano sono difficili, molto diverse da quelle del Mediterraneo: le forti correnti e l’onda lunga oceanica rendono rischiosi e improponibili i corsi di pesca, inoltre, la presenza di prede gratificanti si è molto ridotta negli ultimi anni, stesso problema che si è verificato in Sardegna quando ho deciso di smettere l’attività didattica. 
  2. La commercializzazione dei miei prodotti a Tenerife non è attuabile: il mercato canario degli arbalètes e degli accessori per la pesca subacquea è rimasto fermo agli <sparalucertole>, fucili a elastici commerciali. Il mercato è rivolto a prodotti economici, certo non ad attrezzi artigianali di alta gamma.
  3.  

A Tenerife non ho individuato i classici sbocchi lavorativi nel settore della pesca subacquea, perciò, anche per occupare il tempo, ho iniziato a scrivere un saggio sulla pesca subacquea nel Mediterraneo, a riordinare tutti i miei scritti balistici e a tenere nuovi diari di pesca.

 <Pescatore – scrittore>, ecco qual è la mia dimensione invernale nell’isola canaria!

Chi segue il mio sito web si sarà accorto che, da qualche tempo, non pubblico più saggi o articoli tecnici tranne che per presentare i prodotti nuovi della Dapiran srl. In questo momento, il sito web si configura con le caratteristiche di un sito commerciale e così resterà anche nel futuro. Ciò che sto scrivendo invece sarà offerto in un nuovo <sito a pagamento>, dove con una quota annuale modesta, l’appassionato di pesca subacquea potrà leggere la mia produzione didattica e culturale, oltre a vedere le clips delle catture che sono rimaste inedite, mai pubblicate, per la delusione dell’effetto <pirateria> che ha reso passiva l’attività di produttore videografico.

Dopo aver comprato casa al sud di Tenerife, sono tre anni che volo nella mia residenza canaria ai primi di dicembre per rientrare in Sardegna all’inizio di maggio, così prevedo che sarà anche nell’immediato futuro.

Durante i sette mesi nell’isola mediterranea continuerò a svolgere l’attività di assistenza alla mia clientela, oltre a proseguire le ricerche che tanto hanno innovato il nostro settore: lo studio di qualche modello nuovo di arbalète, forse uno o due brevetti e, come sempre, tanta, tanta pesca subacquea!

Passata la soglia dei settanta anni, ho pensato di ricollocare la mia vita! E’ forse un errore cancellare l’inverno dalla propria esistenza e passare da un’estate in Sardegna a una lunga e calda primavera a Tenerife? Per quel che mi riguarda, di recente non ho più sofferto dei tradizionali malanni legati al cattivo tempo: raffreddore e laringite cui ero soggetto spesso nel passato. A Tenerife mi sono trovato in compagnia di molti italiani, proprietari di un’abitazione alle Canarie, che spezzano la stagione invernale con lunghi periodi lontani dall’Italia, per lo più pensionati o pendolari stagionali.

 

Perché Tenerife?

Per anni ho cercato un’isola nel Mediterraneo alternativa alla Sardegna nel periodo invernale: un’isola, dove poter pescare gradevolmente anche nella stagione fredda. Purtroppo Malta, Creta, Ibiza, Corsica, isole che ho visitato e frequentato, si sono rivelate inadatte per diversi motivi, insomma, stessa situazione della Sardegna: isolamento, acque fredde, clima esterno sgradevole, poco pesce, limiti per praticare la pesca subacquea.

Tenerife e le altre isole dell’arcipelago canario offrono una temperatura dell’acqua del mare che oscilla intorno ai 20° C, la temperatura esterna media di 22 ° C, grande ricettività turistica anche d’inverno, due aeroporti, servizi e logistica di livello insospettabili  per un’isola davanti all’Africa. Provincia spagnola, cultura europea, a quattro ore di volo dal continente europeo, l’isola è stata scelta da me come base invernale anche per nuove attività. Il governo spagnolo-canario adotta un regime fiscale che invoglia gli imprenditori a investimenti nelle isole dell’arcipelago canario, situazione quanto mai gradita per un imprenditore e cittadino italiano stressato da tasse, balzelli e una burocrazia che non lascia certezze a qualunque attività industriale l’imprenditore voglia iniziare!

 

Cittadino italiano, la mia famiglia è di origine croata fuggita dall’Istria alla fine della seconda guerra mondiale, diventata Iugoslavia di un regime comunista spietato, quindi europeo con la vocazione a cambiare luogo di residenza in funzione della qualità di vita offerta dallo Stato di adozione. Voglio sfruttare le occasioni che mi offre l’appartenenza alla Comunità Europea: scegliere il paese dove <si vive meglio>.

E’ una sfida per i governi dei paesi CE: investimenti e cittadini si sposteranno in funzione della qualità di vita offerta dai singoli paesi!

Questa realtà è ancora poco compresa dai governanti italiani che fanno riferimento a una popolazione stabile quando al contrario è in forte movimento: fuggono i cervelli e gli imprenditori, arrivano i migranti africani, medio - orientali poveri. La società italiana è in forte subbuglio: chi può, se ne va all’estero dove investe e inizia una vita meno stressante e più gradevole.

Come si evince dalla mia scelta non partono solo i giovani. I pensionati italiani residenti alle Canarie sono in forte aumento poiché ricevono dall’INPS la pensione lorda, pagano le trattenute fiscali al governo spagnolo (molto più basse) e percepiscono una pensione netta molto più alta (anche a livello del 30%).

 Non sarebbe male una situazione Sardegna –porto franco, ma non facciamo previsioni, sono stato pragmatico per tutta la vita, sceglierò come, dove e quando, al momento opportuno. Con questo non voglio scoraggiare i miei sostenitori (o illudere i miei detrattori): io continuerò a operare nel settore delle attrezzature per la pesca subacquea anche se < part time>, reperibile in Sardegna da maggio a ottobre a Tenerife da novembre ad aprile.

 

Aggiungo un quadro della vita a Tenerife:

Note positive:

  • ·         La raccolta <differenziata> funziona! Non come a Olbia che questa estate si è trovata immersa nei rifiuti quasi come Napoli nei tempi peggiori.
  • ·          Una rete efficiente e puntuale di autobus collega ogni paesino di Tenerife mentre chi vive in periferia in Costa Smeralda, può scordarsi qualunque servizio pubblico di trasporto che non sia un taxi (a prezzi da capogiro).
  • ·         La mattina all’alba quando mi reco a pescare, un <esercito> di operatori ecologici pulisce e <tira a lucido> ogni angolo del suolo cittadino di Playa Paraiso dove vivo, ogni pianta del verde pubblico ha il suo irrigatore a goccia trasformando il sud di Tenerife dal clima desertico, in un ambiente rigoglioso e verdeggiante come un’isola caraibica.
  • ·         L’organizzazione comunale di Adeje dove vivo, funziona svolgendo le sue attività con rapidità, non con le lungaggini italiane: prima di rientrare in Sardegna ho chiesto la domiciliazione bancaria di tutte le tasse comunali <bollo auto> compresa, le imposte sono addebitate sul mio conto del banco Sabadell per cui <nessuna perdita di tempo> in coda in attesa che un impiegato maleducato ti spedisca in un altro ufficio con altra coda o rischi di dimenticanze.
  • ·         I costi delle imposte sono molto più bassi di quelli italiani: un appartamento di 150 mq è gravato da una tassa sulla casa (IBI)  poco di più di 200 euro.
  • ·         La tassazione indiretta, corrispondente della nostra IVA, si chiama ICIG e mediamente ha un’aliquota del 7 % .
  • ·         Il costo della vita (alimenti e altro) si pone al 30%  meno di quello di una località turistica in Italia.
  • ·         Lo sviluppo del territorio è stato ben pianificato: un anello con una superstrada a quattro corsie (in alcuni punti 6 corsie) gira intorno al perimetro di tutta l’isola con uscite in corrispondenza di ogni paesino. La costa delle località turistiche è servita da <passeggiate> lunghe decine di chilometri che collegano < a piedi> i piccoli <pueblos>, non com’è accaduto nel nord est della Sardegna dove tutti i terreni prospicienti, la costa sono a uso privato. Dietro le passeggiate al sud dell’isola di Tenerife una miriade di piccoli e grandi esercizi pubblici (bar ristoranti) e bazar danno lavoro a migliaia di operatori commerciali, mentre in Costa Smeralda nello stesso tipo di territorio lavora solo un giardiniere e una guardia giurata nella villa del VIP!
  • ·         Il rispetto e l’agibilità del territorio per il <minus valido> è proverbiale al punto che s’incontrano quotidianamente decine e decine di sedie a rotelle condotte da disabili  che non incontrano mai barriere architettoniche nel suolo pubblico …

Note negative:

  • ·         La pesca subacquea è regolamentata e consentita solo in nove zone che rappresentano il 25 % del perimetro dell’isola. Questo è un neo nella fruibilità dei fondali delle coste che non presentano secche al largo mancando nell’isola di origine vulcanica, qualunque piattaforma continentale come nel Mediterraneo. Tenerife è molto sfruttata dalla pesca professionale (ho trovato una grande differenza nella presenza di pesce dalla mia prima visita nel 1994).
  • ·         I porti turistici sono pochissimi e non molto sicuri, inoltre sono cari rispetto al costo della vita: l’ormeggio di un gommone per sei mesi raggiunge 250 euro al mese (quasi un affitto di casa) al quale aggiungere il costo per il parcheggio della macchina.
  • ·         Al sud dell’isola, si deve fare molta attenzione ai furti: dopo due mesi di ormeggio in rada nella baia del Puertito, il mio gommone è stato rubato di notte da sconosciuti e, a mio parere, non ho avuto  l’adeguata collaborazione da parte della Guardia Civil (organo di polizia dello Stato Spagnolo equivalente ai Carabinieri) nel ritrovare il motore (mentre con una indagine personale ho ritrovato il gommone) . Questa trascuratezza alimenta un mercato parallelo di motori marini <sin papel> (senza libretto) che in Italia non esiste, mentre alle Canarie si scopre addirittura su internet.
  • ·         Nei confronti del cacciatore subacqueo s’incontra la solita animosità negativa da parte dei pescatori professionisti, che lo accusano spesso di <rubare il pesce> nelle loro nasse, quando non è una pratica possibile con i tempi di apnea che caratterizzano la nostra disciplina (immaginate il pericolo di infilare la mano in una nassa e di catturare un pesce vivo che guizza da tutte le parti). La pesca professionale con le nasse è la prima responsabile del depauperamento ittico delle coste canarie poiché le svuotano del <pesce stanziale> in un habitat con poche tane rifugio.
  • ·         I fondali non hanno la bellezza del Mar Mediterraneo nonostante ci siano diverse decine di Diving Center che ne reclamizzano il fascino: la roccia vulcanica sul fondo, per lo più compatta e con poche franate, è grigia, costellata di ricci della specie Diadema antilarum che ha mangiato ogni forma di vita vegetale. E’ un problema per il sommozzatore muoversi sul fondo e praticare strategie di pesca come l’agguato: le spine di questo riccio sono molto lunghe e sottili, entrano in profondità nella carne quando inavvertitamente sono urtate rendendo difficile l’estrazione.
  • ·         Al sud dell’isola, anche il paesaggio terrestre è misero là dove restano le mura diroccate che, un tempo, proteggevano e delimitavano le colture del pomodoro ora dismesse, o della banana canaria, in verità, più cara e più piccola di quelle di origine africana.  Nelle zone inedificabili del sud dell’isola i politici considerano questi blocchetti di cemento diroccati alla stregua di vestigia del passato da conservare per i posteri. Sono così le coste a sud dell’isola (un’ottantina di chilometri) mentre il nord è rigoglioso e ricco di una vegetazione naturale che non ha nulla da invidiare alla macchia mediterranea che arricchisce la Sardegna.