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Evoluzione dei Saber
Scritto da Giorgio Dapiran   
Giovedì 16 Luglio 2015 19:40

Evoluzione dei Saber

Premessa.

Come progettista di arbalètes e inventore d’altra attrezzatura per la pesca subacquea, è risaputo che non seguo le mode: fin dagli inizi della mia attività in questo settore, nelle strategie di pesca, e nei prodotti strumentali, ho sempre cercato una via personale, in controtendenza con le soluzioni comunemente più adottate. Quando, negli anni ‘ 70 ho partecipato ai campionati assoluti di pesca subacquea con dei fucili a elastici (unico su quaranta concorrenti) sono stato ridicolizzato dagli altri atleti che usavano solo i fucili oleo-pneumatici. Quando alla fine degli anni 90 ho girato i video all’agguato nel basso fondo: <Spigole e cefali>, <Saraghi e orate>, più di un <amico>, hanno fatto sarcasticamente riferimento alla mia età per il tipo di strategia <struscia panza> adottata nelle riprese filmate, dove non sono richieste grandi prestazioni nell’apnea.  Usavo gli arbalètes dal fusto di legno quando erano di moda i tubi in alluminio e molti pescatori prendevano la mia scelta per una stramberia.

Per la pratica della mia pesca e per i prodotti offerti ai clienti, non mi sono mai accontentato di adottare vecchie soluzioni, di proporre <ricicciamenti> di antichi modelli presentati come novità, ma di coniugare l’esperienza acquisita in mare e una cultura ingegneristica, per sviluppare nuovi progetti dove moderni e inediti metodi d’indagine scientifica mi hanno consentito di <misurare>, <confrontare>, diverse soluzioni tecniche e infine, prediligere quelle che, oggettivamente, avevano dimostrato le migliori performances.

La disciplina della pesca in apnea è <sviluppo> e <adattamento>, che non ha mai fine perché le condizioni nelle quali opera il pescatore continuano a mutare (con una grande accelerazione in questi ultimi anni), creando nuove esigenze in rapporto al cambiamento del comportamento e delle abitudini dei pesci. La tecnologia delle attrezzature, grazie ai pescatori e ai tecnici dotati d’inventiva, si evolve: i fucili diventano sempre più precisi, le gittate delle aste s’incrementano mentre nel frattempo la balistica subacquea  diventa una scienza. Rispetto agli <sparalucertole> degli anni ’50, oggi si producono attrezzi che lanciano le aste a più di cinque metri dalla punta del fucile con grande precisione ed energia di penetrazione nella carne del pesce. Per proporre questo sviluppo però: <si deve andare a pesca!>. Le attrezzature non evolvono quando il progettista sta con le gambe sotto il PC.

 

 Il progresso nelle attrezzature proposte e millantate sul mercato non sempre sono reali: nella società contemporanea l’imprenditore <lavora per vendere>, propone le sue soluzioni e i prodotti, come i migliori che si possono trovare <sulla piazza>, anche quando sono attrezzi modesti. A questo riguardo è opportuno osservare come la manipolazione dell’informazione in ogni campo sia diventata un’arte (d’altra parte l’uomo è l’animale che meglio < sa fingere quello che non è>) e nel nostro settore, l’unico dove i pesci crescono dopo la morte, si raccontano bufale colossali su prestazioni mai documentate con rigore.

I pescatori dotati di cultura tecnico-scientifica avranno notato che nelle riviste, nei forum e nei siti del nostro settore non si fa quasi mai riferimento a prove scientifiche, a misurazioni dei dati sensibili della balistica subacquea (io non sono mai citato, o il mio nome è sostituito da asterischi). Si preferiscono ipotetici confronti misurati <a occhio-metro> nelle piscine, dove capita che i miei attrezzi siano impiegati come mezzo di confronto. Nessun protocollo è seguito in queste prove, così si valuta la potenza del tiro di arbalètes con elastomeri allungati al 400% confrontandola con attrezzi di produzione di serie dove gli elastici sono allungati a percentuali molto più modeste, dovendo finalizzare il buon funzionamento con la durata e l’efficienza dell’elastomero. Il discutibile confronto si riduce nel colpire un bersaglio e valutare la precisione del lancio, quando nella disciplina del <tiro a segno subacqueo> è noto che l’abilità del tiratore o la dimestichezza con l’attrezzo, più che il fucile, fa la differenza nell’ottenere buoni risultati. Queste prove raggiungono il massimo dell’espressione <folcloristica> quando si <misura> la penetrazione della freccia nel bersaglio: non si tiene conto di diametri delle aste, lunghezze, percentuali di allungamento degli elastomeri, nella cultura del <Ce l’ho più lungo>  la maggior penetrazione è l’apoteosi del successo anche quando la maggior potenza di tiro non è la caratteristica richiesta all’attrezzo e si è barato nell’armamento degli attrezzi al confronto.  

 Finché un pescatore progetta per se e costruisce il suo attrezzo, non deve fare i conti col mercato e la responsabilità che si assume nei confronti degli acquirenti, in altre parole con le esigenze e i desideri della moltitudine di pescatori che insegue, ciò che nell’immaginario è il prodotto migliore. Ho dovuto imparare questa dura legge e confrontare il mio sito web, con la concorrenza che <comprava> pagine pubblicitarie sulle riviste cartacee (dove come per miracolo non ero mai citato), siti e amministratori di forum, alimentando la fantasia <pippaiola> dei pescatori della domenica.  Mentre è stato facile far accettare le moderne strategie di pesca mostrate nei video, al contrario, è stato difficile far accettare concetti <fisici> come quello della <massa inerziale> del fucile o della  velocità reale dell’asta e rendere credibili i risultati di un nuovo metodo sperimentale d’indagine con le videocamere ad alta velocità. Francamente, con questa metodologia scientifica speravo di contribuire a cambiare una cultura che fin dai sui primordi, ha relegato i prodotti per la pesca subacquea a <prodotti giocattolo> e in verità, nelle attrezzature attualmente in uso è cambiato poco dall’inizio del mio impegno teorico – produttivo, dell’anno 2000: gli arbalètes hanno ancora fusti <leggerissimi> anche quando montano un doppio elastico circolare, e le pale delle bi- pinne sono sempre molto strette anche quando la mono- pinna ha dimostrato che solo spingendo grandi masse d’acqua con pale larghe si hanno buone prestazioni dinamiche della pinneggiata.

Una piccola parte del mercato della pesca subacquea, tuttavia, mi sta incoraggiando dimostrando di apprezzare i prodotti innovativi che giornalmente metto alla prova pratica in mare. Ultimamente la pesca in oceano ha allargato a nuove condizioni l’uso dei miei prodotti, stimolandomi a una nuova evoluzione degli arbalètes .

Le aste dei Saber aumentano di diametro.

Solo vent’anni fa gli arbalètes del Mediterraneo erano armati con aste da sei millimetri, dalla massa inerziale molto modesta. Nelle riprese filmate ad alta velocità eseguite nel 2004, però, queste aste hanno evidenziato forti oscillazioni lungo la loro traiettoria con grandi dispersioni energetiche e molta imprecisione di tiro, quindi si può asserire che sono tecnicamente <sbagliate>. In verità negli oceani sono sempre state impiegate aste di diametro maggiore e la nostra scusa per non impiegarle è stata che erano rivolte alla cattura di prede più grandi di quelle che si potevano incontrare nel Mediterraneo.

 

Quest’anomalia non è responsabilità solo della progettazione delle ditte italiane che dallo sviluppo dei fucili a molla degli anni 50 (con aste di diametro importante, lunghe e rigide) è passata alla progettazione di fucili oleo- pneumatici (con diametri medi di 7/8 mm), ma più che altro della scuola francese, fin dai primordi rivolta allo sviluppo dei fucili a elastici. Negli anni 80, i pescatori subacquei avendo adottato anche in Italia questi modelli di fucili, semplicemente, hanno usato lo stesso tipo di aste sottili, spesso importando i fucili francesi (come, d’altra parte, ho fatto anch’io). Per fortuna le aste in titanio usate negli anni 70 dai francesi non hanno mai incontrato fortuna in Italia, perché sarebbe stato il paradosso di ridurre ancora di più la massa dell’asta quindi la sua energia di penetrazione nella carne del pesce. Lo sciovinismo dei nostri cugini, che hanno avuto grandi campioni nella pesca subacquea, purtroppo, gli ha sempre impedito di correggere gli errori di grandi progettisti come Dessault e Marc Valentin, ed anche più recentemente gli ingegneri <minerari> che si sono cimentati negli studi balistici, hanno dimostrato scarsa competenza obbligandomi a contraddire, con i miei risultati sperimentali, le loro tesi nell’ articolo storico: <Le bufale scritte sugli arbalètes>.

 Nella pesca nel Mediterraneo sono stato tra i primi a proporre l’asta da 7 mm che nelle prove balistiche avevano dimostrato a fine gittata una maggior velocità d’impatto sul bersaglio rispetto all’asta da sei, e sei millimetri e mezzo di diametro.

E’ opportuno riassumere le tappe di questa evoluzione attraverso un diagramma:

 

Questo è il diagramma sperimentale dell’energia dell’asta in rapporto alla distanza percorsa nello Jedi 106, ricavato dalle riprese del tiro filmato con una videocamera a 1000 ftgr/sec che, per gli attrezzi di alta gamma, ha cambiato la storia dell’armamento degli arbalètes.  Sono al confronto tre tipi di aste lanciate con lo stesso elastomero e una con un elastico di diametro maggiore.  La convinzione che le aste di piccolo diametro fossero più veloci, quindi che nella loro traiettoria si sviluppasse una maggiore energia cinetica      ( di penetrazione nelle carni del pesce), è stata sfatata con le prove balistiche che ho eseguito nel 2004. Dopo quella data, le aste da 6 mm di diametro sono pressoché scomparse dagli arbalètes di buon livello.  Come si può leggere nel diagramma dell’energia, l’asta da 7 mm inizialmente più lenta, a due metri e mezzo circa della sua traiettoria supera in energia e velocità l’asta da 6.5 (questo risultato impiegando lo stesso fusto e con lo stesso elastico). Lo Jedi 106 era un fucile armato con un solo elastico circolare, nella successiva evoluzione degli arbalètes a doppio elastico questa differenza nel comportamento delle aste si è ancora più accentuata: la maggiore potenza installata sul fucile ha aumentato ulteriormente il divario tra le due aste nei termini della velocità e l’energia a 4.5 m di gittata dalla punta del fucile, tuttavia, ha evidenziato un problema di stabilità del fucile sotto l’effetto del rinculo, che ha reso necessario aumentare la massa del fusto: rispetto ai primi Jedi mono-elastico,  gli Jedi doppio elastico hanno una massa del fusto  quasi doppia! 

Ho riassunto i primi passi di questo progresso perché nell’evoluzione del Saber 100 (il modello di base  monta un’asta da 7 mm), alla versione armata con asta da 7.5 mm si è verificato lo stesso fenomeno balistico: fino a tre metri della sua traiettoria l’asta da 7 è risultata più veloce rispetto a quella da 7.5 , successivamente l’asta di diametro maggiore ha sorpassato in velocità ed energia l’asta più sottile.

 Com’è noto a chi segue da vicino il mio lavoro sperimentale, è più di tre anni che sto cercando di realizzare il modello sulla lunghezza <100> con un’asta di diametro maggiore, senza ottenere i risultati sperati.

 E’ opportuno raccontare brevemente anche questa ricerca: inizialmente ho semplicemente montato l’asta di diametro maggiore (7.5 mm)  sul modello base (quello armato con asta da 7 e con elastici circolari da 17.5 mm di diametro allungati al 300%) ottenendo ripetutamente dei tiri bassi sul centro del bersaglio e una velocità d’impatto poco diversa da quella misurata con il fucile armato con l’asta da 7. Aumentando l’allungamento percentuale degli elastici è peggiorata ulteriormente la precisione del tiro, mentre è aumentato il rinculo del fucile. Per farla breve, i risultati sperati sono stati raggiunti dopo diverse prove con differenti configurazioni del fucile: con un allungamento percentuale maggiore degli elastomeri (o impiegando Potenziatore e Archetto propulsore) e, contemporaneamente, aumentando la massa inerziale del fusto (opportunamente distribuita lungo il suo asse longitudinale). Si conferma così la tendenza, già applicata nel Saber 110 e nel Saber 80/7.5 di aumentare la potenza installata sul fucile insieme alla massa dell’asta e a quella del fusto.

Ho trovato una relazione matematica, applicata nell’evoluzione dei Saber, tra le variabili:

Massa del fusto - massa dell’asta - potenza installata sull’arbalète

Che ottimizza le prestazioni balistiche.

Così, nonostante questa evoluzione sia partita per prima nel Saber 100/7.5, anche nel Saber 80/7.5 ha dimostrato migliori prestazioni balistiche unite a una grande versatilità dell’attrezzo. Il progresso degli arbalètes si <misura> nella semplicità di gestione dell’attrezzo, la sua affidabilità, la grande precisione e la potenza del tiro. Resto convinto della superiorità del modello< a più elastici circolari>, eventualmente armati con le ultime invenzioni : Potenziatore e Archetto propulsore.

Chi vuole mettere a confronto due fucili a elastici non deve fare a meno di comparare le quattro qualità appena <sottolineate>: non scegliete un fucile solo potente, o complesso da gestire , o poco affidabile che vi obbliga ad uscire dall’acqua per mal funzionamento dopo aver <padellato> molti pesci. Cercate un attrezzo che offra l’insieme delle quattro qualità!