<Life detector> quale capacità mentale dei pesci?

L’espressione <life detector> indica quel processo mentale che riconosce un corpo fisico animato da un oggetto inanimato.

Life detector è un riconoscimento fondamentale nella caccia, sia per il predatore, sia per la preda: scoprire un pesce tra le rocce quando gli iridociti nel derma riflettono le lunghezze d’onda dell’ambiente circostante e i cromatofori colorano la livrea con gli stessi colori del fondo, in molte situazioni è una vera impresa anche per un occhio evoluto come quello umano. Così come lo è per il pesce che si avvicina al pescatore immobile sul terreno, disposto nella pesca all'aspetto: scoprire che è un terribile predatore e non una propaggine della roccia, fa la differenza tra la vita e la morte!

Nell'ambiente marino, il cervello degli animali che lo abitano divide gli oggetti che appaiono nel loro quadro visivo in quattro categorie: cibo, predatore, partner sessuale, o cose senza vita. Nell'elaborazione dell’impianto neurologico molto semplice dei pesci non c'è spazio per la contemplazione o altre tipologie mentali (ammetto l’ipotesi che il pesce abbia dei processi mentali semplici): nelle decine o centinaia di oggetti che circondano il pesce, sia sul fondo o più in alto nella colonna d’acqua, tutto ciò che esula dalle prime tre categorie, è semplicemente ignorato! In pratica il cervello del pesce non spreca energia per catalogare tutte le cose che lo circondano, il meccanismo <life detector> semplicemente cancella o meglio ignora ciò che è senza vita. Una volta sono stato per decine di minuti a osservare due saraghi fasciati di pochi centimetri di lunghezza intenti a confrontarsi in maniera aggressiva (non so per quale ragione) completamente allo scoperto, semplicemente immobile, affacciato sopra una roccia: troppo grande perché appaia nella categoria di un loro predatore (nessuno della mia mole è interessato a pesci di pochi grammi). Quando arriveranno a cinquecento grammi, non resteranno certo nelle mie vicinanze per risolvere probabili questioni di gerarchia (da adulto il sarago fasciato, sparide gregario, saprà già qual è il suo posto nel branco. Il processo <life detector> evolve nel corso della vita del pesce completandosi con le esperienze di vita vissuta e quando un corpo scuro con due lunghe estremità pinnate che ha terminato la vita di molti conspecifici apparirà nei dintorni provocherà la fuga immediata. E’ banale osservare come questi sparidi <sappiano> qual è la taglia oltre la quale essi corrono dei pericoli ad avvicinarsi al pescatore: quando sono troppo piccoli, ci ignorano, da sub - adulti hanno già capito che siamo forme viventi e si avvicinano a studiarci con il loro occhio dominante, mentre da adulti si terranno a debita distanza soprattutto se avremo in pugno un attrezzo stretto e lungo.

Le miriadi di soluzioni nel mimetismo criptico adottato dalle specie ittiche (molto più frequenti che nella fauna della terra ferma) dimostra lo sforzo evolutivo di queste forme di vita nell'ingannare il meccanismo cerebrale <life detector> di chi le osserva.

In mare, invertebrati, pesci e crostacei, tutti cercano di rientrare nella categoria degli oggetti inanimati, o almeno di ritardare la percezione nella preda o nel predatore che l’oggetto osservato <è vivo>. Fino alla soluzione estrema di fingersi morti.

Nota autobiografica:

Diversi anni fa, avendo avvistato dalla superficie un’orata che nuotava a mezz'acqua, non avendo strategie di cattura in campo aperto, ho aspettato che passasse sotto la mia verticale per immergermi in maniera disordinata allargando le braccia e indirizzare la fuga del pesce contro un pinnacolo che si ergeva dal fondo. Questo finto inseguimento si è protratto per diversi secondi e ha evidenziato l’esitazione dell’orata nel prendere una decisione: il mio intento era di spaventarla fino a convincerla a rifugiarsi in una delle numerose spaccature della roccia poste alla base della secca (in questo caso ho simulato di essere un pericoloso e veloce predatore, come un pelagico). Purtroppo il pesce dopo qualche scantonamento tra gli anfratti del fondo, è sparito alla mia vista e sono subito riemerso in debito d’ossigeno dopo il lungo inseguimento. In verità avevo improvvisato un’azione venatoria con poche possibilità di riuscita e non ero neppure troppo deluso dell’insuccesso. Ripreso fiato, mi sono spostato secondo un itinerario seguito molte altre volte in quella zona e che prevedeva l’attraversamento della prateria di posidonia tra il sommo dov'eraavvenuto ’incontro con l’orata, verso un altro pinnacolo a poche decine di metri di distanza. Sulla posidonia di solito accelero il mio nuoto perché, a parte la corvina, questo biotopo non offre rifugio ad altri pesci d’interesse venatorio per il pescatore subacqueo. Dopo una decina di metri una specchiata proveniente dal fondo ha richiamato la mia attenzione: un pesce adagiato sul fianco tra le foglie di posidonia aveva riflesso i raggi del sole provenienti dalla superficie, sembrava proprio l’orata che avevo appena inseguito! Ho vagliato in pochi secondi diverse ipotesi prima di scegliere di dirigermi verso il pesce apparentemente senza vita: <che sia morto dallo spavento procurato dal mio inseguimento!>, o <è un altro pesce rimasto preso all'amo di un palamito non ancora individuato sul fondo>, o <è un pesce trafitto e disarpionato da un altro pescatore subacqueo che sta battendo la mia stessa zona>. Più mi avvicinavo in immersione al pesce (si muoveva sdraiato passivamente tra le foglie, sull'azione delle onde e della risacca), più mi appariva senza vita e pensavo già di controllare lo stato delle branchie per capire da quanto tempo era morto. Avevo scartato in partenza l’ipotesi di colpirlo con una fucilata col rischio di piantare l’asta nella posidonia e non riuscire più a disincagliarla dai rizomi della pianta acquatica. La livrea era quella classica <post mortem> senza il caratteristico <pigiama> a strisce che adottano gli sparidi quando s’immobilizzano sul fondo contro qualche ostacolo per scomparire alla vista del predatore.  Non ho fatto in tempo a toccarla che con una scodata l’orata si è dileguata verso il largo, lasciandomi con un palmo di naso!

<Fingersi morti> è l’ultima scelta di fronte all'estremo pericolo anche per molti animali della terra ferma, evidentemente questo riflesso ha origini evolutive molto antiche. Stupisce che questo schema di comportamento abbia provocato nell'orata la livrea completamente argentea del pesce senza vita, mentre l’immobilità dell’orata in posizione verticale (altra soluzione di mimetismo criptico) al contrario attiva il classico <pigiama> a strisce (vedi foto sotto). Con la morte del pesce gli strati dei cromatofori si rilassano evidenziando quello più esterno completamente argenteo.

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FUTURO TRISTE DELLA SPIGOLA

Presentazione

La mia giovinezza venatoria è stata caratterizzata dalla cattura invernale di una preda dalle carni prelibate: la spigola (Dicentrarchus labrax).

La spigola appartiene all’ordine dei perciformi più numeroso tra vertebrati comprendendo più di 7000 specie! Quest’ordine ha avuto successo perché circa 250 milioni di anni fa, i progenitori hanno evoluto la vescica natatoria perfezionando l’equilibrio idrostatico del corpo e realizzando un risparmio energetico considerevole. Con la vescica natatoria, non dovendo più sostenere il corpo nella colonna d’acqua, si sono evoluti anche i tessuti muscolari necessari per il nuoto: dalle potenti fibre muscolari <rosse> degli antenati, i perciformi hanno sviluppato fibre <bianche> meno potenti ma più scattanti. I filetti di carne bianca della spigola e dei perciformi in generale hanno creato dei pesci prelibati per il palato umano! Unico inconveniente: la vescica natatoria funziona fino a una certa profondità, oltre, la pressione idrostatica è talmente alta da comprimere il volume dei gas che vi sono contenuti, fino a essere inefficaci per qualunque funzione di equilibrio idrostatico. Questo limita la batimetria dell’habitat vitale dei perciformi.

Nell’età giovanile, non conoscendo ancora la tecnica della pesca <all’aspetto>, le mie catture avvenivano tra le rocce del basso fondo, a volte, a pochi centimetri di profondità, inseguendo gli spostamenti dei pesci nella schiuma della risacca. Mi ricordo che c’era un momento magico per queste catture: la riproduzione, dove un piccolo drappello di maschi dai movimenti dinamici, accompagnava la femmina, solitamente di taglia molto più grande, che nuotava lentamente alla ricerca di un posto adatto per la deposizione delle uova.

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La mia nuova vita

L’articolo “Me ne vado via” può aver lasciato qualche perplessità al lettore, un <punto interrogativo> sulla mia nuova vita e le relative scelte esistenziali. Alcuni appassionati della pesca subacquea sono rimasti sorpresi e un po’ disorientati di fronte alla dichiarazione che mi sarei stabilito all’estero.

Per fare cosa? Soprattutto, per sempre, o per superare un periodo di scoramento (comune a molti italiani in questo periodo) per gli effetti della crisi economica che ha colpito l’Italia nel settore manifatturiero?

Non voglio tornare sull’argomento <qualità della vita> che il cittadino italiano trova nel suo paese, ormai in fondo a qualunque classifica mondiale o europea.

 Inutile scrivere che fare l’imprenditore in ITALIA, oggi è penalizzante e rischioso, non c’è certezza del <diritto> e lavora con una spada di Damocle sul collo: le leggi riguardanti gli obblighi delle aziende sono numerosissime e a volte contraddittorie, anche il commercialista più esperto può farti incorrere in brutte esperienze come quella che mi è capitata di recente con l’INPS.

 

 L’imprenditore italiano ha un socio occulto, lo Stato, che chiede molto, offrendo poco, insomma, l’azienda <Stato Italiano> non funziona: la burocrazia affossa ogni volontà d’iniziative produttive, troppo leggi contraddittorie e inutili, troppi Enti che richiedono obblighi, a volte assurdi, alzando i costi generali dell’impresa.

 In contrapposizione e in alternativa a questo quadro deprimente, cercando anche uno sbocco esistenziale ho <vissuto> tre inverni- primavere gradevoli in un’isola dell’oceano Atlantico di fronte al Marocco, Tenerife, provincia esterna dello Stato Spagnolo.

Non è solo l’insoddisfazione e la nausea della mia condizione di cittadino e imprenditore italiano che mi ha spinto a migrare: d’inverno la temperatura media dell’acqua del Mediterraneo scende a 13  °C rendendo sgradevole e logorante l’immersione e la pesca subacquea, quando, per il mio lavoro di progettista e collaudatore della relativa  attrezzatura è necessaria una pratica in mare quasi quotidiana. La temperatura dell’acqua nell’oceano che lambisce Tenerife, anche d’inverno, non scende quasi mai sotto i 19° C, con una temperatura esterna che mediamente si aggira sui 22/24 °C, l’isola canaria, perciò, offre l’ambiente ideale per continuare la mia attività anche nella stagione fredda, per chi vive in Italia! 

In conclusione, tre questioni essenziali mi hanno allontanato dal mio paese:

 

  • ·         La qualità della vita.
  • ·         La certezza del diritto che regola l’attività delle imprese.
  • ·         Il clima invernale mediterraneo diventato troppo rigido per la mia età.

Me ne sono andato con alcuni progetti da realizzare nella valigia ma, a tre anni dall’inizio di quest’avventura all’estero, questi si sono rivelati tutti impraticabili:

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Evoluzione dei Saber

Premessa.

Come progettista di arbalètes e inventore d’altra attrezzatura per la pesca subacquea, è risaputo che non seguo le mode: fin dagli inizi della mia attività in questo settore, nelle strategie di pesca, e nei prodotti strumentali, ho sempre cercato una via personale, in controtendenza con le soluzioni comunemente più adottate. Quando, negli anni ‘ 70 ho partecipato ai campionati assoluti di pesca subacquea con dei fucili a elastici (unico su quaranta concorrenti) sono stato ridicolizzato dagli altri atleti che usavano solo i fucili oleo-pneumatici. Quando alla fine degli anni 90 ho girato i video all’agguato nel basso fondo: <Spigole e cefali>, <Saraghi e orate>, più di un <amico>, hanno fatto sarcasticamente riferimento alla mia età per il tipo di strategia <struscia panza> adottata nelle riprese filmate, dove non sono richieste grandi prestazioni nell’apnea.  Usavo gli arbalètes dal fusto di legno quando erano di moda i tubi in alluminio e molti pescatori prendevano la mia scelta per una stramberia.

Per la pratica della mia pesca e per i prodotti offerti ai clienti, non mi sono mai accontentato di adottare vecchie soluzioni, di proporre <ricicciamenti> di antichi modelli presentati come novità, ma di coniugare l’esperienza acquisita in mare e una cultura ingegneristica, per sviluppare nuovi progetti dove moderni e inediti metodi d’indagine scientifica mi hanno consentito di <misurare>, <confrontare>, diverse soluzioni tecniche e infine, prediligere quelle che, oggettivamente, avevano dimostrato le migliori performances.

La disciplina della pesca in apnea è <sviluppo> e <adattamento>, che non ha mai fine perché le condizioni nelle quali opera il pescatore continuano a mutare (con una grande accelerazione in questi ultimi anni), creando nuove esigenze in rapporto al cambiamento del comportamento e delle abitudini dei pesci. La tecnologia delle attrezzature, grazie ai pescatori e ai tecnici dotati d’inventiva, si evolve: i fucili diventano sempre più precisi, le gittate delle aste s’incrementano mentre nel frattempo la balistica subacquea  diventa una scienza. Rispetto agli <sparalucertole> degli anni ’50, oggi si producono attrezzi che lanciano le aste a più di cinque metri dalla punta del fucile con grande precisione ed energia di penetrazione nella carne del pesce. Per proporre questo sviluppo però: <si deve andare a pesca!>. Le attrezzature non evolvono quando il progettista sta con le gambe sotto il PC.

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Presentazione Saber 100/7.5

 

 

 

 


 

 


 

Il Saber 100/7.5 sostituirà il Saber 100, primo modello di un brevetto che ha presentato una linea di arbalètes i cui elastici appoggiano su delle pulegge ad asse verticale, alloggiate in asole nella testata del fusto.

 La sostanziale differenza tra il nuovo modello di arbalète e quello storico è nella struttura del fusto e nella massa delle aste che può lanciare: sarà disponibile in diversi armamenti, da quello classico con asta da 7 mm di diametro a quello con asta da 7.25/7.5 mm di diametro. Userà come propulsore due elastici da 17.5 mm di diametro della Primeline. La disponibilità dei modelli bilanciati con le diverse aste si dovrà richiedere al responsabile commerciale.

Le ragioni <tecniche> di questa evoluzione si riassumono: nel miglior brandeggio a parità di prestazioni rispetto ai vecchi modelli più lunghi, e nelle migliori prestazioni balistiche (maggiore energia dell’asta a parità di distanza percorsa e una maggiore gittata utile).  In pratica l’asta colpisce il pesce con più energia di penetrazione e raggiunge, con una balistica corretta, una maggiore distanza dalla punta del fucile, è consigliabile, infatti, nel Saber 100/7.5 impiegare tre <passate> di nylon per collegare il terminale della sagola all’asta.

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Saber shot 90

 

 

Il Saber shot è stato progettato qualche anno fa  sul segmento <100> come arbaléte per le gare di tiro a segno subacqueo, ora ne propongo anche la versione  sul segmento <90> .

 

 

 La mia esperienza come produttore di fucili per il tiro a segno subacqueo è durata molto poco per i regolamenti e le decisioni prese nel 2011 dai responsabili di questa specialità della nostra federazione. E’ passato qualche anno da allora, il mio impegno progettuale e lo studio su questo tipo di arbaléte mi ha fatto progredire anche nei progetti dei fucili esclusivamente per la pesca, quindi a prescindere dagli eventi, ringrazio chi mi ha invogliato a studiare  questo prodotto. Abbandonate le velleità di  progettista di arbalétes per il tiro subacqueo (dove la potenza di lancio non è un pregio, anzi…) ho pensato di allargare la gamma degli <shot> proponendo   un fucile ad elastici di grande precisione su un segmento più versatile e maneggevole.  

 

 

In cosa si differenzia l’attrezzo per il tiro a segno libero da quello per la pesca?

 

Possiamo attingere un suggerimento dalle armi da sparo: la massa inerziale dell’arma per il tiro a segno è significativamente maggiore di quella delle armi di ordinanza impiegate dalle forze di polizia e dalle forze armate. La maggiore massa rende l’arma più stabile per un tiro piazzato, quindi più precisa, ma meno maneggevole per l’uso delle azioni contro la criminalità, o contro l’eventuale nemico in guerra.  

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Saber 80 asta da 7.5

 


 

Il successo degli arbalétes corti con gittate efficaci dell’asta superiore ai tre metri, per la pesca in acque torbide o con mare mosso, è ormai ampiamente riconosciuto.

Quando, all’inizio degli anni 2000 proposi il Mini Jedi, un arbaléte <75> che lanciava un’asta da 7 mm di diametro, armato con un doppio elastico, l’iniziativa lasciò sconcertati i tecnici e i clienti degli arbalétes: non capivano la necessità di un segmento corto, potente e di grande precisione, infatti, per la consuetudine di quei tempi, i fucili ad elastici corti erano proposti per la pesca in tana o i tiri molto ravvicinati di solito armati con asta da 6 mm di diametro, nelle  gittate superiori a due metri erano assai imprecisi, si presentavano e si progettavano come fucili <depotenziati> e tecnicamente limitati rispetto ai segmenti più lunghi, più nobili. Il fucile oleopneumatico, allora, dominava ancora il mercato dei fucili corti e potenti.

Il progetto rivoluzionario del Mini Jedi nasceva per soddisfare  una mia esigenza tecnica personale: disporre di un attrezzo molto maneggevole per la pesca all’agguato nel basso fondo, in tutte le condizioni di mare e in tutte le stagioni! Ma questo tipo di strategia di pesca allora era poco praticata e l’arbaléte <75>, doppio elastico , monoforo, settato per asta da 7 mm, impiegò alcuni anni prima di essere accettato e capito dai pescatori subacquei.

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Mega Saber 4

Dopo un anno di <gestazione> sono in grado di offrire ai miei clienti il nuovo Saber<120>:

Il Mega Saber 4 (M.S.  4) arbaléte armato con  quattro elastici che alloggiano  su

quattro pulegge ad asse verticale, sfalsate fra loro  sul piano orizzontale .

Caratteristiche venatorie:

Progettato per una pesca oceanica su pesci di grossa taglia, si adatta anche alla pesca nel Mediterraneo relativamente alla tecnica del Blue Water Hunting, alla pesca “in caduta” su fondali profondi, alla pesca all’aspetto al dentice, alla pesca ai grossi pelagici .

Le dimensioni dell’arbaléte:

La lunghezza dell’arbaléte è di un classico <120>, dove la distanza tra l’appoggio del primo elastico della testata del fucile e l’ultima pinnetta di aggancio sull’asta è di 120 cm.

Nel punto più largo il fusto misura 75 cm, mentre nel punto più alto 46 cm, con una forma idrodinamica e sfinata dalla impugnatura alla punta, la lunghezza del fusto <fuori tutto> è di 143 cm (più lungo di cinque centimetri rispetto al Mega Saber a tre elastici già in produzione).

 Come negli altri <segmenti Saber> la massa inerziale del fusto è concentrata verso l’impugnatura per ridurre il momento d’inerzia nelle rotazioni del brandeggio, che in un linguaggio pratico significa avere le masse del fucile da mettere in rotazione più vicino alla mano per ridurre lo sforzo muscolare del brandeggio laterale e o verticale.

 

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Archetto propulsore

 

 

 

L’archetto propulsore è coperto da brevetto

 

 

L’archetto di un arbalétes è l’organo meccanico che collega l’asta all’elastico e consente di trasformare l’energia potenziale dell’elastomero allungato  in un lavoro meccanico utile per il lancio dell’asta.

 

Allo stato attuale, l’archetto è un organo meccanico inerte di semplice collegamento tra elastico ed asta.

Può essere variamente configurato: nella sua accezione più generale è composto da due tiranti cilindrici, inseriti e bloccati all’interno del tubo di elastomero, e dall’archetto vero e proprio solidalmente vincolato ai tiranti che si aggancia ad intagli, pinnette, o piccoli perni disposti sull’asta. Le soluzioni, negli anni, si sono ampiamente differenziate dalla mezzaluna metallica al monofilo metallico articolato sulle astine e all’archetto tessile.

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Me ne vado via!

 

Per una serie di ragioni ambientali e commerciali ho deciso di spostare il mio centro di studio e di collaudo dalla Sardegna.

Come sapete abbiamo investito di recente nell’acquisto dello show room di Genova di fronte all’acquario del Porto Antico e mi preparo ad investire all’estero per quello che sarà il mio laboratorio di ricerca e di collaudo.

Le ragioni principali:

- Ho fatto richiesta per la realizzazione di un laboratorio completamente interrato quindi con aumento nullo di volumetria nel terreno che circonda la mia attuale residenza e mi è stato negato non dal Comune di Olbia che ha approvato il progetto, ma dall’Ente paesaggistico di Sassari.

In verità in tutti questi anni ho portato avanti la mia attività sotto una tettoia estate, inverno e non me la sento più di continuare in queste condizioni. Ricordo ai lettori che il prossimo anno compirò 70 anni!

- Nel ’94 è stato istituito proprio davanti a casa il parco marino di La Maddalena. Questa istituzione mi obbliga a compiere un viaggio di 50 km per raggiungere Porto Pozzo dove ormeggio il gommone per pescare nei dintorni di punta Falcone e Capo Testa. Anche se la pesca subacquea in sè,  ha perso il significato che aveva quando giravo i miei documentari di pesca, tuttavia, ha una profonda funzionalità nel collaudo e nella messa a punto della attrezzatura che produco.

- Un contenzioso con l’INPS iniziato da ispettori olbiesi che, a tavolino, mi hanno prima attribuito il ruolo di commerciante di video poi quello di artigiano chiedendo i versamenti conseguenti, nonostante sia un imprenditore dell’industria che fa produrre i suoi prodotti a terzi su suo progetto, mi hanno fatto capire che fare impresa in Italia è un mestiere duro, pieno di imprevisti dovuti ad una pubblica amministrazione ottusa e poco competente che in Sardegna trova il suo apice.

- La Sardegna è un’isola bellissima ma dove bisogna importare tutto con costi di spedizione che lievitano in ragione dell’aumento dei carburanti. Con gli attuali costi di gasolio e benzina, devo programmare anche i miei spostamenti di pesca ed è un lusso che negli attuali tempi di crisi non posso più permettermi.

 Nessun rimpianto e nessun rancore, è semplicemente finito un ciclo.

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 LA LIVREA A STRISCE DEI PESCI

 

HOW THE ZEBRA GOT ITS STRIPES ( Kathryn Knight )

Un articolo pubblicato su The Journal of Experimental Biology (http://jeb.biologists.org/content/215/5/736.abstract ) offre una chiave interpretativa sull’evoluzione delle strisce nel mantello delle zebre. La teoria sviluppata da un gruppo di ricercatori svedesi ed ungheresi apre uno spiraglio nella interpretazione della presenza delle strisce nella livrea mimetica di molti pesci.

 La cronaca della ricerca:

In un allevamento di cavalli infestato da tafani e altri insetti succhia-sangue nei dintorni di Budapest i ricercatori hanno cosparso delle lavagnette di olio e colla con dipinte varie tipologie di disegni a strisce, a pois, o a colore uniforme. Hanno contato quanti gentili insetti fossero rimasti incollati alle lavagne e le più efficaci nel tenere lontano gli insetti sono risultate le lavagne con la riproduzione delle strisce simile a quella delle zebre.

La spiegazione degli scienziati:

le strisce chiare e scure del mantello di una zebra riflettono diverse polarizzazioni della luce in un modo che sconvolge l’attrattiva per i tabanids (mosche cavalline)” dall’abstract dell’articolo citato.

Il fenomeno della livrea mimetica a bande scure dei pesci:

L’argomento del mimetismo negli animali marini è straordinariamente vasto, d’altra parte si sono evoluti in centinaia di milioni di anni in un ambiente fortemente competitivo ed hanno potuto sviluppare varie forme di camuffamento per ingannare sia i predatori, sia le prede. L’argomento preso in esame mi porterà a scrivere del mimetismo criptico dei pesci, ma di cosa si tratta? In mare vivono animali che sono veri maghi del mimetismo criptico come il polpo o la sogliola che riescono a controllare tramite il sistema nervoso particolari cellule del derma, i cromatofori, contenenti dei pigmenti colorati. Perché questo mimetismo abbia un successo evolutivo devono verificarsi due condizioni: l’animale marino preda deve risultare cromaticamente simile allo sfondo e l'efficienza della vista del predatore da ingannare deve essere scarsa. Questo tipo di mimetismo si è evoluto nelle specie stanziali che vivono spesso immobili sul fondo. Le specie che invece sono mobili nella colonna d’acqua a volte adottano una livrea a strisce su una livrea argentea che non soddisfa le regole del mimetismo criptico e non ha trovato fino ad oggi alcuna spiegazione attendibile.

Nella foto all’inizio dell’articolo ho evidenziato la livrea di un barracuda, ma avrei potuto mettere quella di una mormora, o quella di un cefalo, di una salpa che al contrario dei precedenti mostrano una livrea a strisce orizzontali. Il barracuda e la mormora hanno una livrea stabile a strisce nere verticali (che si può più o meno accentuare nell’intensità della colorazione), altre specie appartenenti alla famiglia degli sparidi hanno invece un mantello argenteo uniforme, tuttavia, quando per diverse ragioni si immobilizzano sul fondo, assumono una livrea a bande scure più o meno larghe, che nello slang del pescatore subacqueo chiamiamo “pigiama”. Mi è capitato di osservare questo camuffamento indistintamente nei predatori e nelle prede: un dentice immobile al confine tra il posidonieto e la sabbia con il corpo arcuato attende la sua preda assumendo questo camuffamento, ma capita anche al sarago maggiore di piccola taglia o all’orata che sentendosi in pericolo si immobilizza. Sono pesci che abitualmente hanno una livrea più o meno uniforme e riflettente grazie a particolari cellule nel derma sotto l’epitelio: gli iridociti che riflettono le lunghezze d’onda luminose presenti nell’ambiente circostante (livrea molto funzionale quando il pesce si trova vicino al fondo). La comparsa improvvisa di bande più scure sulla livrea, ad opera dei cromatofori, mi ha sempre sconcertato, ed ho potuto riscontrare che sono sempre associate ad un atteggiamento di difesa o di caccia, non ad altri stati emotivi come capita invece nel polpo e nelle seppie. Mi è capitato di catturare delle orate di piccola taglia e di liberarle durante le riprese filmate dei miei documentari, ho scoperto riguardando la scena che tutte, appena trovano un anfratto e si immobilizzano, assumono una livrea mimetica a larghe bande verticali: ne ho dedotto che è un riflesso condizionato!

 Chi caccia cerca, ma se il cacciatore ha l’abitudine di porsi delle domande diventa un “etologo”.

 Prima d’oggi pensavo che il trucco delle bande scure servisse a confondere il pesce con l’ambiente circostante ed è ciò che si diceva anche per il mantello delle zebre, ma probabilmente non è così! La base di questo errore, infatti, sta nell’attribuire agli animali il nostro tipo di visione, gli animali invece hanno evoluto altri “sistemi” di percezione visiva in ragione di

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Nuovo meccanismo di sgancio




La caratteristica fondamentale del nuovo meccanismo di sgancio è di aver trasformato l’attrito radente tra la superficie di  appoggio del dente di aggancio e la corrispondente nicchia sul grilletto in attrito volvente di un rullino in titanio (grado 5) che rotola  anziché strisciare.
Con questa modifica, oltre a ridurre il coefficiente di attrito, ho potuto realizzare il grilletto in acciaio.

 

Attrito radente e attrito volvente 

Se F2 è la forza che spinge le due superfici a contatto, nel moto relativo perpendicolare alla forza pressante la resistenza d’attrito radente è :

                                                                             

 

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                                Potenziatore  (seconda parte)

 

 

L’idea che ho brevettato di cui il potenziatore, così come è stato presentato, è solo una delle  realizzazioni, è quella dell’uso sullo stesso elastico circolare (o coppia di elastici avvitati su testata o altre soluzioni con  un elastomero ) di diversi sistemi elastici che contribuiscono al lancio dell’asta.

Inizialmente ero partito con due molle metalliche montate alle due estremità prima dell’archetto, poi ho realizzato una giunzione di tre spezzoni di elastico : un elastico motore più una sola coppia di caricatori, ma si può giungere anche ad inserire una soluzione pneumatica che non ho ancora sperimentato.

 

In sostanza ho iniziato a sondare l’efficacia dei sistemi elastici in serie e, o,  in parallelo.

Un campo di studio che prevedo mi assorbirà per i prossimi anni di ricerca sperimentale nella mia vasca di prove balistiche.

 

In questa seconda parte del trattato sul potenziatore, il mio impegno è di

 spiegare il funzionamento fisico  del potenziatore

 La contrazione di un tubo di elastomero procede dalla estremità libera verso il vincolo, con il massimo delle velocità di contrazione sull’estremità libera,  fino a raggiungere una velocità nulla in corrispondenza del vincolo.

 Analizziamo il sistema dei cinque spezzoni di elastomero dividendolo in due: il moto del  motore e il moto dei due caricatori.

 

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Potenziatore

1^ parte

 Ho messo a punto una combinazione di cinque spezzoni di elastomeri che si articolano su due snodi  per ottenere una maggior potenza di lancio dell’asta rispetto all’impiego di un singolo elastico circolare.

Questa soluzione, coperta da brevetto (richiesta di brevetto:  TO2011A000669 depositata il 25/07/2011), amplia la versatilità di impiego del vostro arbaléte  e nonostante la stia  impiegando da diversi mesi è ancora tutta da sondare, sia per i principi fisici che mette in gioco, sia per la lunghezza ottimale degli spezzoni impiegati.

 

Il potenziatore si compone di:

- uno spezzone di diametro più grosso rispetto agli altri, detto “Motore”, che nel mio modello Saber si appoggia direttamente sulla puleggia,

- due coppie di spezzoni di diametro più piccolo che si fissano a due archetti da agganciare a due pinnette adiacenti sull’asta, detti “Caricatori”.

- due snodi a Y sui quali si fissano gli estremi dello spezzone motore e gli spezzoni dei caricatori così come è stato schematizzato nello schizzo.

                                

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Pala asimmetrica standard/prof, differenze.

 

Avrei dovuto scrivere prima questo articolo perché avendo interrotto la pubblicazione della mia teoria sulla pala asimmetrica ho lasciato un vuoto d’informazione sulle due pale asimmetriche, ma non sono mai stato stimolato ad approfondire l’argomento commerciale perché questi prodotti dalla loro creazione sono stati acquistati  da pochi intimi che avevano l’occasione di parlarne personalmente con me ricavandone direttamente le informazioni necessarie, solo di recente, il “passa parola” di chi le usa abitualmente  ha alimentato l’interesse di un pubblico più vasto che può avere nell’acquisto la curiosità e l’interesse  di conoscere le differenze tra i due tipi di pale asimmetriche le cui caratteristiche fondamentali si spostano anche nella versione recente della Slot.

 

Il principio basilare che determina la differenza tra la standard e la prof è:

 maggiore la massa d’acqua messa  in movimento dalla pala, maggiore è la spinta che ne riceve il nuotatore, quindi la superficie di spinta della pala ne determina le prestazioni .

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Il mare è stato la nostra culla.

  Lo studio del DNA della nostra specie evidenzia che subito dopo la sua origine, Homo sapiens, ha attraversato un momento nel quale ha rischiato l’estinzione: di vari ceppi dei nostri antenati ne è sopravvissuto uno solo dal quale discendono tutti gli uomini che ora popolano il pianeta. La diversità genetica molto bassa dell’uomo moderno ha un’unica spiegazione scientifica: un ”collo di bottiglia evolutivo”, un disastro demografico, che ha portato i nostri progenitori al limite dell’estinzione.

Quando l’uomo apparve in Africa circa 200.000 anni fa, evolvendosi da un antenato comune alle scimmie antropomorfe, il clima era favorevole e il cibo abbondante. Dopo qualche migliaio di anni il pianeta entrò nel lungo periodo glaciale detto MIS6 (Stadio Isotopico Marino 6) che mise a  dura prova le sue capacità di adattamento e di sopravvivenza. Tutti gli studi genetici concordano nel ritenere che solo poche centinaia d’individui sopravvissero alla morsa del gelo in un territorio diventato arido e inospitale.

Curtis W. Marean professore alla School of Human Evolution, sulla base di ipotesi induttive ha individuato e successivamente studiato  con dei collaboratori un sito, detto Pinnacle Point  nei pressi della città di Mossel Bay in Sudafrica, dove con molta probabilità un nucleo ristretto  di umani sono riusciti a sopravvivere.

Pinnacle Point è un promontorio dell’oceano indiano che presenta numerose grotte dove, in varie stratificazioni, si sono mantenuti intatti antichi resti d’insediamenti umani del passato. Gli scavi archeologici hanno dato alla luce focolari e strumenti in pietra lasciati dalle genti che hanno abitato il sito e quelli circostanti a  partire da 164.000 fino a 48.000 anni fa.

La grotta che Marean ha esplorato, non ha nome, ma una sigla: PP13B.

La linea costiera del Sudafrica, detta “Regione Floristica del Capo” presenta una striscia di terra con la massima diversità vegetale del mondo: 9000 specie di piante la maggior parte delle  quali vive solo in questa zona. In questa ricchezza vegetale si annoverano anche alcune piante, dette “geofite”, dotate di organi d’immagazzinamento energetico sotterraneo: bulbi, tuberi, cormi che tuttora sono una fonte alimentare importante per i cacciatori raccoglitori (CR) esistenti sul pianeta. Le geofite, come i “fynbos” che si trovano lungo le coste del Sudafrica, hanno alti contenuti di carboidrati e crescendo sotto terra non sono consumati dalla maggior parte degli animali, quindi sono facilmente disponibili per il consumo umano.

Nelle condizioni climatiche estreme del periodo glaciale la dieta del nostro antenato, oltre ai carboidrati, aveva bisogno anche di proteine. Queste furono trovate nel mare che bagna le coste del  Sud Africa dove la fredda corrente del Benguela  ricca di plancton si scontra con la corrente calda del Agulhas  e crea l’habitat ideale per la vita dei molluschi. I frutti di mare sono ricchi di proteine e di acidi grassi omega-3 così importanti nella dieta della nostra specie.

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Studio degli arbalétes nona parte: il guida-asta

Scrivo questa ultima parte del mio studio sugli arbalétes dal fusto di legno per sfatare la bufala che tanto è più dritta la canaletta ricavata nel fusto sulla quale appoggia l’asta, tanto un arbaléte è più preciso.

Intere generazioni di arbaletisti con atteggiamento competente, un occhio aperto ed uno chiuso, hanno traguardato questo alloggiamento impugnando il fucile come se dalla sua rettilineità dipendesse la qualità del prodotto, purtroppo non è così: un buon arbaléte non si valuta dalla sua guida rettilinea, ma da un insieme di fattori dei quali la guida perfettamente dritta è forse quello meno importante.

La ragione principale è che appena lanciata fuori del fusto, in acqua libera da vincoli, dopo alcune oscillazioni l’asta riprende la sua configurazione rettilinea, ovvio, se in origine lo era… senza alcuna “memoria” della sua posizione, mentre era alloggiata nella guida del fusto.

In realtà il “guida-asta” non svolge alcuna funzione di guida ma di semplice appoggio e di conseguenza dovrebbe chiamarsi poggia-asta, anche perché l’asta durante la spinta dell’archetto non rimane sostenuta sul fusto, come si crede, ma si solleva di coda strusciando solo sulle ultime decine di centimetri del guida-asta verso la punta del fucile.

A sostegno di questa mia dichiarazione che è conseguente alle osservazioni sperimentali nella mia vasca di prove balistiche, pubblico un articolo scritto nel dicembre del 2009 presentato solo in area riservata ai clienti del mio forum.

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Sono disponibili le cinture "Sado-maso" Fast.

Anche chi le avesse prenotate da tempo dovrebbe inviare nuovamente una mail a:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (scusate la richiesta...)

Dal 22 luglio saranno disponibili anche gli stampi per i piombi.

 

Ultime novità

 

Abbiamo raggruppato in questa presentazione gli ultimi prodotti messi in vendita in questo ultimo mese:

·         New Super Jedi

·         Meccanismo di sgancio a rullino

·         Archetto tessile corto con astine in delrin®

Analizziamoli in dettaglio:

 

 NEW SUPERJEDI

 

La ri-proposizione del noto modello della serie Jedi ha diverse connotazioni:

  1. La prima riguarda il periodo economico che stiamo vivendo in Europa e nel bacino del Mediterraneo: una profonda crisi che riduce il budget per la pesca subacquea. Rispetto alla tendenza tenuta per i modelli Saber (coperti da tre brevetti, uno sul fucile, uno sull’archetto ed uno sul gancetto dell’asta), ho voluto tenere nel mio catalogo un fucile dal prezzo contenuto senza i miglioramenti tecnologici dei Saber che hanno un alto costo di realizzazione. L’efficacia del Superjedi è stata documentata in quasi tutti i video della serie “agguato profondo” ed “aspetto dinamico al dentice”, non è affatto un arbaléte obsoleto avendo una gittata utile superiore ai 5 m dalla punta del fucile anche su pesci di buona taglia.

Monta il mulinello economico con braccetto, ottenuto di stampo, un’asta senza gancetto lunga 140 cm ed archetto in dyneema esattamente  come il primo Superjedi doppio foro.

  1. Ho voluto dare un nuovo look ad un arbaléte di successo con una lavorazione superficiale che ricorda quella dei modelli Saber: una superficie graffiata, simil-grezza, nella quale è inciso il nome della ditta e del modello.                             
  2. Ho incassato gli elastici nella testata e nel fusto del fucile per ridurre i loro ingombri laterali avvantaggiando il brandeggio e riducendo le resistenze idrodinamiche nella loro contrazione. Il tiro in vasca ha evidenziato una minor turbolenza in coda agli archetti ed una conseguente maggior velocità di lancio dell’asta.           
  3. La massa inerziale del fusto è rimasta inalterata, mentre il fucile monta il nuovo poggiasterno della serie Saber.

 

In sostanza, propongo un fucile di prestigio completamente rinnovato ad un  prezzo sotto i 500 euro. Può sembrare un prezzo ancora alto ma ricordo che tutta la componentistica metallica è in acciaio AISI 316 tagliata al laser, il fusto è in Mogano Sapelli, i fucili continuano ad essere assemblati e bilanciati personalmente da me, e l’assistenza è sempre quella di un fucile della ditta Dapiran.

 

La concorrenza sta copiando tutto dai miei prodotti: dall’impugnatura con l’appoggio del pollice, all’elsa a forma di virgola in lamiera d’acciaio, alle aste con i pernetti che ricordo sono stati introdotti da me all’inizio degli anni 2000, alla scelta del tipo d’essenza usata per il fusto.

I miei arbalétes fanno tendenza ed in tutti i fucili in legno messi in commercio si ritrova qualcosa del mio progetto, ma solo il Superjedi è L’ORIGINALE !

 

Informazioni commerciali: il prezzo di vendita è di euro 480,00 e comprende: asta senza gancetto, elastici con archetti in dyneema e mulinello base con braccetto SENZA dyneema®.

Tutti i prezzi si intendono senza spese di spedizione.

 

 

 

MECCANISMO DI SGANCIO A RULLINO

 

Questo nuovo meccanismo di sgancio che ho già presentato qualche mese fa, dopo un accurato collaudo è ora disponibile alla vendita.

Riassumo le caratteristiche fondamentali dello sgancio a rullino:

1.      Il primo e fondamentale vantaggio è dovuto alla conversione dell’attrito radente tra dente di aggancio e grilletto, all’attrito volvente tra questi due organi meccanici nella fase di sgancio. Come ho illustrato in articolo precedente, l’attrito volvente è minore rispetto all’attrito radente, in alcuni casi anche di un di un fattore 10 (non è il caso però del mio nuovo meccanismo). Ne risulta uno sgancio molto più “dolce” e rapido anche in arbalétes “potenti” con grandi trazioni sull’asta. 


 

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Effetti del momento di rinculo sulla precisione del tiro

 

  

 Fermo immagine del filmato ad alta velocità del tiro di un minijedi (1000 ftgr/sec)

Frame n° 30 dall’inizio del tiro

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  Slot, la pala asimmetrica con una feritoia                                       

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CAMBIO SEDE SHOP

 

Si comunica che lo shop è stato trasferito nella nuova sede, di fronte all'Acquario, all'indirizzo:

Via di Sottoripa 1A - primo piano, interno 26.

Rimangono uguali l'indirizzo e.mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  ed il telefono: 010-4077769

 

 

 

 

Saber 80 - presentazione                                    

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Il carattere dei pesci 

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Le aste con i pernetti e il nuovo gancetto

                             

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edito su tale forum 

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